Design, prima pietra ad aprile per la galleria-archivio dei «Compassi d’Oro»

Milano

Milano 29 Gennaio – Gli ultimi, ulteriori ritardi ai lavori negli spazi dell’ex centrale elettrica dell’Enel al Monumentale, sono stati accolti con calma olimpica. «È dagli anni Sessanta che aspettiamo una sede — spiega Luciano Galimberti, presidente di Adi (l’associazione per il disegno industriale) —. Il primo a chiederla fu l’architetto Marco Zanuso in una lettera all’amministrazione». Dopo i ricorsi dei residenti e i lavori di bonifica (al solito più pesanti del preventivato), è finalmente arrivata l’ora di posare la prima pietra. «La gara d’appalto si è conclusa e possiamo partire». Taglio del nastro ad aprile, in pompa magna con ministri e istituzioni, fine lavori nel 2020. Oltre mezzo secolo più tardi rispetto all’appello di Zanuso. Con il progetto decollato sotto la giunta Moratti, l’Adi non si doterà soltanto di una sede moderna all’interno dello spazio liberty che prima dell’Enel era l’ex «tram a cavalli».

Ma anche di cinquemila metri quadrati dove esporre la galleria dei Compassi d’Oro. «Si tratta dei 330 oggetti premiati nel tempo, a cui si sommano le circa duemila segnalazioni delle giurie. Siamo l’unica collezione con il vincolo della Soprintendenza» continua Galimberti. Che per sottolineare valore e unicità del patrimonio in soffitta punta proprio sull’elemento documentale. «Gli oggetti raccontano uno spaccato di società: a guardarle oggi, le opere premiate sono un ritratto della storia e dell’innovazione del made in Italy». Pensare a un museo del design con un tale collezione nel cassetto, può sembrare quindi paradossale. «No, perché Milano dev’essere una fabbrica del design. Vanno evitate le contrapposizioni. È necessario che l’Adi, la Triennale, le imprese si muovano in maniera complementare. Già oggi spediamo i nostri oggetti in 500 musei del mondo, figuriamoci se è un problema muoverli in città». Ora che sembra arrivato il momento giusto per dotarsi di un museo del design che a Milano manca, allora, il consiglio è solo sul «come» farlo. «Serve una narrazione forte, capace di offrire lettura didattica, storica e comparata».

Giacomo Valtolina (Corriere)

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