Il restauro del violino della Shoah che suona ancora dopo 70 anni

Cultura e spettacolo

Milano 14 Gennaio –  Dalla baracca di un lager al Po passando dal mare È un viaggio attraverso lo spazio e il tempo quello compiuto dal violino della Shoah che, restaurato dagli studenti della Scuola internazionale di liuteria Stradivari, tornerà a far sentire la sua voce.

«Mio nonno materno, Giovanni Cavecchia, era prigioniero a Buchenwald — racconta Marco Del Cielo, 56 anni —. Lui e i suoi compagni venivano portati nelle case delle città vicine per sgomberare le macerie dopo i bombardamenti. In un’abitazione rasa al suolo, trovò il violino all’interno della custodia. Lo avvolse nella camicia e lo nascose sotto il letto». Da lì lo strumento uscì solo all’arrivo degli alleati e venne suonato da Cavecchia, musicista, per l’orchestra Saltapasti, composta da deportati. «Il nonno rientrò a Genova nell’agosto 1945. Con lui il violino lasciato nel 1977, l’anno della sua morte». Da allora è rimasto in un angolo. Poi, nel 2016, l’idea: affidarlo alle cure degli Stradivari di domani e al loro preside, Daniele Carlo Pitturelli.

«E un pezzo tedesco della fine 800, di buona qualità ma probabilmente si tratta di un prodotto di serie — spiega il maestro liutaio Alessandro Voltini —. Le sue condizioni erano critiche. Aveva una crepa che rischiava di rovinare la resa acustica». Ai lavori di recupero ha partecipato anche il talentuoso Weiyi Chen, 21 anni, di Taiwan. «Il suono è migliorato, il timbro è più chiaro». Il violino romperà il suo silenzio nello spettacolo «Che non abbiano fine mai…», al Dal Verme a gennaio: 7o anni dopo.

Gilberto Bazoli (Corriere)

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