Giochi, Lombardia: nel 2016 spesi più di 10.000 miliardi di euro in macchinette da gioco

Lombardia

Dal database che raccoglie tutti i dati sul gioco in Italia elaborato dai quotidiani del Gruppo Gedi e Dataninja, presentato il 15 dicembre scorso alla Camera dei Deputati, emerge che la Lombardia guida la classifica nazionale delle regioni italiane che nel 2016 hanno giocato di più in assoluto su Slot (dette anche New Slot o Awp) e videolottery (Vlt), seguita da Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Campania, Piemonte, Toscana, Puglia, Sicilia, Liguria.

Lo scorso anno la raccolta in Lombardia ha superato i 10 miliardi di euro, a fronte di una popolazione di oltre 10 milioni di persone. Più di 5 miliardi e 310 milioni sono stati spesi sulle slot machine, altri 5 miliardi e 72 milioni sulle Vlt. La Lombardia conta in totale 64.049 apparecchi (54.241 slot e 9.808 Vlt) ed è anche la regione che presenta la spesa pro capite più alta: oltre 1000 euro a testa spesi in slot machine.

Dall’inchiesta del Gruppo Gedi è emerso che la Valtellina è la “provincia in cui si gioca di più alle macchinette di tutta la Lombardia”, terza provincia d’Italia per entità delle giocate pro capite nel 2016 dopo Prato in Toscana e Rovigo nel Veneto.

Milano occupa la quarta posizione tra i comuni d’Italia sopra i 200mila abitanti per spesa. Nel 2015, la spesa pro capite in città ammontava a 1.034 euro: nel 2016 è stato registrato un balzo di +16 euro a testa. Nonostante in città sia calato il numero assoluto di slot machine e di videolottery rispetto a 2 anni fa, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2016 le giocate complessive sono aumentate del 2%. Il calo nel numero assoluto di slot machine nel capoluogo lombardo coincide con “il calo nazionale da 407 mila unità a 355 mila”, come spiega nel dettaglio il sito specializzato Slots Gratis Online.
Per quanto riguarda le singole voci di spesa, vi sono diversi comuni milanesi che occupano i primi posti in ogni classifica. Nelle prime 10 cittadine d’Italia per giocate, sotto i 50mila abitanti, spicca Carpiano: su 4mila residenti, vengono spesi ogni anno al gioco 9mila e 600 euro a testa. Cifra trainata dalla presenza sul territorio del centro Las Vegas By Playpark, meta di moltissimi giocatori provenienti anche dalle zone limitrofe. A Bellinzago Lombardo la spesa ammonta a 8mila e 700 euro a testa.

Nelle città fino a 200mila abitanti, spicca Legnano. Qui i 60mila residenti spendono ogni anno 1.700 euro a testa, ossia 105 milioni di euro. Pavia ha ben quattro comuni nella top 20 dei centri urbani italiani con la più alta raccolta pro capite. In particolare Bosnasco è al quarto posto assoluto.

In provincia di Sondrio i comuni di Forcola e Andalo, compaiono tra “i 20 comuni con giocate pro-capite più elevate sul totale della popolazione”. La posizione dei due paesi della Bassa Valle è tra l’altro di vertice: Forcola risulta essere «il secondo comune italiano con le giocate più alte in relazione al numero di abitanti, 801 residenti, giocata pro capite di 19.971 euro»; terzo in Italia è Andalo, «550 residenti, 17.535,9 euro il peso della giocata pro capite». Andalo compare anche in cima alla classifica tra i comuni con numero di apparecchi attivi in linea percentuale più alto rispetto al numero di abitanti, 550 residenti e 85,5 slot e Vlt, al primo posto, 17esimo posto per Forcola, 801 abitanti, 42,4 apparecchi.

A Bergamo città sono stati giocati più di 218 milioni di euro nel 2016, 155 spesi in Videolottery (ovvero macchinette che accettano anche banconote e sono presenti in locali dedicati) e 63 nelle cosiddette “New Slot” che accettano solo monete e si trovano anche bar e tabaccherie. Secondo l’indagine sono 893 gli apparecchi in città, 659 new slot e 234 videolottery: rispetto al 2015 è calato il valore della giocata pro capite, da 1.884 euro a quasi 1.815.

Delle giocate complessive, nel 2016 lo Stato dalle “new slot” ha incassato il 17%, gli esercenti il 6% e i gestori il 4%, senza dimenticare la quota dello 0,5% delle concessionarie; dalle videolottery, invece, le percentuali sono più basse, le vincite sono state dell’88%, con il 12% ripartito tra Stato, esercenti, gestori e concessionari.

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