Martinitt, Milano non dimentica: un ponte fra orfani di ieri e ospiti d’oggi

Milano

Milano 10 Novembre – Lontani dagli occhi, lontani dal cuore? Una volta i Martinitt e le Stelline erano tanti. Centinaia e centinaia. Gli orfani in via Pitteri, a Lambrate; le orfane a due passi da Santa Maria delle Grazie, nell’odierno corso Magenta. Tanti. E visibili. Inconfondibili, con le loro tipiche divise. Presenti nella vita pubblica della città. Radicati nella sua coscienza civile e culturale. Milano è sempre stata orgogliosa di questa storia di carità iniziata nel ‘500 e arrivata fino ai nostri giorni. E oggi? «Martinitt e Stelline esistono ancora. Sono 55 fra maschi e femmine, italiani e stranieri, bambini, adolescenti e giovani. Non più raccolti in due grandi strutture ma accolti in piccole comunità da cinque a dieci ospiti, collocate in diversi quartieri di Milano», spiega Claudio Sileo, direttore generale dell’Asp Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio (altra antica, luminosa storia ambrosiana). «Si va dai minori stranieri non accompagnati, ai minori allontanati dalle loro famiglie dal tribunale. O, come ieri – scandisce il dg – i più fragili fra i nostri figli perché rimasti senza famiglia, o con famiglie che non sono in grado di crescerli e educarli. O come ieri, affiancati da educatori professionisti. Aiutati non solo a studiare, a imparare un mestiere, a entrare nel mondo del lavoro, ma a diventare grandi acquisendo i riferimenti etici fondamentali».

Dunque: ci sono ancora, Martinitt e Stelline. Ma molto meno numerosi. E molto meno visibili. Lontani dagli occhi, lontani dal cuore di questa città? No. C’è un concorso di passioni, energie e intelligenze, perché l’oblio non abbia l’ultima parola e l’identità di Milano non subisca una menomazione che sarebbe grave. Due le vie per dare futuro a questa memoria. La prima: «La custodia e la valorizzazione degli archivi storici e della biblioteca, in seno al Museo Martinitt e Stelline», incalza Cristina Cenedella, direttrice del Museo, docente di archivistica in Cattolica e coautrice del volume Noi Martinitt. Storie e racconti tra due secoli, presentato martedì sera al Centro culturale di Milano (si veda box a lato). «Stiamo anche raccogliendo, non senza fatica, i racconti di ex Martinitt e ex Stelline. Finora abbiamo 30 ore di registrato. Poche. Come pochi sono gli “ex” disposti a incontrare le scolaresche per parlare di com’era la loro vita in istituto, la scuola e il lavoro a quel tempo», riprende Cenedella. Ad aiutare questa impresa l’Associazione ex Martinitt e ex Stelline, rappresentata martedì dal presidente, Alessandro Bacciocchi, e dall’ex vicepresidente Gianfranco Gandini, l’altro autore di Noi Martinitt. Dai primi anni ’20 del ‘900 Martinitt ed ex Martinitt festeggiano assieme il Natale. «Così sarà anche domenica 17 dicembre, quando la nostra associazione consegnerà alcune borse di studio ai Martinitt di oggi – anticipa Bacciocchi-. Da sempre gli “ex” cercano di aiutare chi è venuto dopa Non si tratta solo di dare solidarietà materiale, ma di offrire un’amicizia, una speranza, il conforto dell’esempio di quei Martinitt che con lo studio e il lavoro si sono fatti strada nella vita». Ed è, questo legame d’affetto e sostegno tra generazioni, un altra via, non meno preziosa, per dare nuova linfa alla memoria dei Martinitt. E radici alla Milano di domani.

IL LIBRO

Piccole grandi storie di ragazzi fra ‘800 e ‘900

«II collegio mi ha dato motto: mi ha dato la forza di combattere, mi ha insegnato l’educazione e l’onestà. E il valore dell’amicizia». È la frase che conclude il volume di Cristina Cenedella e Gianfranco Gandini «Noi Martinitt. Storie e racconti tra due secoli» (Meravigli, 160 pagine). Quelle parole, in realtà, non le ha pronunciate un «martinin» (singolare di «martinttt») ma l’ex stellina Silvia Musa»i, oggi vicepresidente dell’Associazione Ex Martinitt e Ex Stelline, la cui intervista chiude il libro. E sono parole capaci di rispecchiare l’esperienza della moltitudine di orfane e orfani accolti, educati, preparati al lavoro e alla vita adulta dai due storici istituti milanesi. Cenedella è responsabile del Museo Martinitt e Stelline e degli archivi storici Trivulzio, Martinitt e Stelline; Gandini è stato per anni consigliere e vicepresidente degli ex Martinitt e oggi è presidente dell’Accademia del dialetto milanese. II loro libro raccoglie e restituisce, in forma narrativa, fatti realmente accaduti nell’800 e nel ‘900 tratti da documenti d’archivio o dalla viva memoria di chi li ha vissuti. Così, fra ricordi lieti e pagine drammatiche, ironia e commozione, le piccole grandi storie degli orfani si intrecciano con la vita dell’istituto e le coeve vicende politiche e sociali. (LRos.)

Lorenzo Rosoli (Avvenire)

La banda dei Martinitt in una foto dei primi del ‘900 (Archivio Martinitt e Stelline)

1 thought on “Martinitt, Milano non dimentica: un ponte fra orfani di ieri e ospiti d’oggi

  1. Ho vissuto questa esperienza,che mi è stata di aiuto nella vita,nella sfortuna di essere orfano,ho avuto la fortuna di essere diventato un
    “MARTINITT

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