Città ostaggio dei pirati della strada in bici: poche multe, molte infrazioni

Milano

Viaggiano contromano, passano col rosso e attraversano sulle strisce. In un anno staccati solo cento verbali

Milano 30 Ottobre -Sfrecciano da tutte le parti. Ignorano i semafori rossi, vanno contromano, attraversano dove non potrebbero e le multe (fortunati loro) le vedono col binocolo. Sono i ciclisti di Milano, un esercito in sella alla bicicletta di turno che fa impazzire gli automobilisti e rischia pure di creare qualche disguido alla guida. Croce (per gli utenti della strada) e delizia (per gli amministratori di Palazzo Marino che non perdono occasione per spellarsi le mani sbandierando fantomatiche soluzioni di mobilità a pedali). Peccato che poi, una volta in carreggiata, i pericoli siano dietro l’angolo. Letteralmente. C’è chi sbuca da una curva e si immette sulla strada senza nemmeno rallentare, chi viaggia allegramente in contromano, chi se ne infischia del rosso e attraversa sulle strisce pedonali e c’è persino chi scorazza in giro con la musica a tutto volume nelle orecchie. La sera, poi, è un miracolo vedere qualche bici con una lampadina accesa o i catarinfrangenti.

A fotografare la situazione (nel vero senso della parola, visto che ci sono tanto di scatti “incriminanti”) è la rivista Quattroruote che ha mostrato come sia difficile la convivenza, sulle arterie meneghine, di automobili e velocipedi. Ma basterebbe uscire all’aria aperta per qualche minuto per rendersene conto. In città il 6% dei mezzi su gomma che riempiono slarghi e svincoli è rappresentato dalle bici e adesso, con una miriade di servizi di bikesharing pensati proprio per disincentivare l’uso delle auto, quel numero tende persino a salire. Ad aiutare il trend, tra l’altro, c’è persino il fattore multe. Sì, perché quando in ballo ci sono i cicli a pedali staccare i verbali non è così scontato. Della serie: nei primi sei mesi del 2017, a fronte di infrazioni praticamente quotidiane, i ghisa di Milano hanno appioppato ai ciclisti appena un centinaio di multe, di cui solo nove per non essersi curati dello stop al semaforo rosso. Il paragone con quanto avviene con i motori, per forza di cose, è impietoso.

Ma non è nemmeno (solo) colpa dei Bartali più o meno improvvisati, intendiamoci: le piste ciclabili della Madonnina sono delle fette di groviera in piena regola. E di certo non aiutano un corretto flusso del traffico, fors’anche eco-sostenibile. S’interrompono di colpo, il manto stradale non è omogeneo, spesso sono accidentate, quando coincidono con una fermata dei bus pubblici scompaiano magicamente, del pavé è meglio non parlarne e il più delle volte sono state create, dall’oggi al domani, semplicemente pittando una striscia di vernice sull’asfalto. Non proprio una genialata, ecco. Il risultato, anche troppo scontato, è che chi le utilizza è costretto a un continuo sali scendi dal marciapiede. Che di sicuro non ha proprio niente. Per risolvere l’inconveniente piazza Scala ha ben pensato di ampliare i chilometri a disposizione delle due ruote, passando dagli odierni 215 ai futuri 300: per la modica cifra di 90 milioni di euro. Forse investirli nella manutenzione di quel che già c’è sarebbe stato più opportuno, ma resteremo col dubbio.

«A Milano i ciclisti hanno una vera e propria corsia preferenziale dettata da un’impostazione ideologica della sinistra», sbotta il consigliere azzurro in Comune Fabrizio De Pasquale: «Possono parcheggiare dove vogliono, in alcuni quartieri derogano al codice della strada e girano quasi tutti col telefonino, con tutte le conseguenze che questo può avere sull’equilibrio precario di un mezzo leggero. Però loro le multe non le vedono mai, hanno una specie di immunità che crea pericolo anche ai pedoni, è incredibile». Parole a cui fanno eco quelle del collega Pietro Tatarella (Fi): «Questa città deve iniziare ad avere una linea più dura per queste infrazioni perché i pericoli, poi, riguardano tutti. Non solo le bici».

In alto un ciclista che è appena passato con il semaforo rosso. A destra

Claudia Osmetti (Libero)

Sotto: un ciclista che parla tranquillamente al cellulare mentre pedala su un marciapiede di viale Casiraghi nonostante la pista ciclabile sia a pochi passi .

4 thoughts on “Città ostaggio dei pirati della strada in bici: poche multe, molte infrazioni

  1. L’articolo sarebbe più credibile se metteste anche i verbali per le auto che non hanno rallentato davanti alle strisce pedonali. Mi ricordate anche gli automobilisti morti per causa dei coclisti e viceversa? Altrimenti si corre il rischio di perdere di vista il problema primario. Annoto che le foto sono state fatte dal Quattroruote, che ha tutto il diritto di farle, ma il dubbio che dia un taglio di parte lo lascia.

  2. Non si riesce a credere che nel 2019 si possano leggere simili articoli tendenti a vittimizzare culturalmente una categoria di utenti della strada già abbastanza vittimizzati sanguinosamente dalla madre di tutti i problemi stradali: l’abuso quantitativo e qualitativo dell’automobile.

  3. Confermo che i ciclisti sono i peggiori utenti della strada in assoluto, peggio ancora dei tassisti. Il problema é che passano con il rosso, ma senza dare la precedenza ai veicoli col verde o prestare particolare prudenza. Si comportano, come se fossero sempre e comunque nella ragione. Mia madre é stata persino insultata da un corriere su una bici da trasporto, mentre attraversava sulle strisce pedonali, dopo che si é arrabbiata perché questo gli ha letteralmente spostato il bastone. Sui marciapiedi non avrei niente in contrario a vederci le biciclette, ma il modo con cui ci vanno é davvero irrispettoso degli utenti ancor piu “deboli” di loro, quelli a piedi. Personalmente mi sono preso un freno in un fianco alla fermata del tram in via Torino, perché due di questi signorini non potevano aspettare dietro al tram che venisse il verde ma dovevano passare in mezzo alla fermata ATM mentre scendevamo…

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