La lezione del cane ancora da imparare.

Zampe di velluto

La Bibbia è terminata duemila anni fa. Ma Dio ha parlato ancora. Attraverso i profeti, i santi, attraverso la vita e la morte di uomini e animali. Sì, Dio ha scelto di continuare a parlarci attraverso tutti gli esseri del creato: gli esseri che nascono, ci amano e muoiono prima di noi. Il cane Pierre, protagonista del presente libro, è in questo senso il testimone della volontà divina di rivelarci la morte. La prima pagina del libro (cinque righe) ci mette infatti a contatto con quella che l’autore definisce «voragine profonda », con un’esperienza comune a noi, agli animali e alle piante. Il rapporto con i nostri animali domestici è come quello con i nostri “tu” umani e viceversa. Infatti, come narra l’autore, quando sua figlia l’ha adottato, il cane Pierre ha capito che lei era la sua mamma, e non faceva che leccarla e baciarla. Il rapporto tra l’uomo e il suo cane, o diciamo pure tra il cane e il suo uomo, è «riscaldato» dall’amore e dall’attesa. Gli occhi di un cane sono spesso espressione profonda dell’attesa, e anche l’abbaiare va ascoltato come desiderio di risposta. Una risposta che scavalca la morte. Infatti, conclude l’autore: «E ancora oggi, ogni mattina, mentre faccio colazione, guardo dalla finestra, vedo il punto dove è sepolto e penso che se c’è un paradiso la maggior parte degli uomini non ci arriveranno, ma tanti cani sì». Mi sia concessa un’aggiunta: quanti uomini andranno in Paradiso accompagnati dai loro cani! La storia di Pierre non richiede un commento: è la narrazione di una storia d’amore tra gli umani e gli animali. Tutti quelli che hanno vissuto una storia simile la troveranno in questa lettura. L’amore che un animale esprime è totale perché non è soggetto alle complicazioni dell’amore umano. È per questo che abbiamo tanto bisogno dell’amore degli animali.

PAOLO DE BENEDETTI

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