Giappone: La metro dove si paga per… palpare

Cronaca

I molestatori nei mezzi pubblici sono un problema: sono nati locali con finti vagoni su cui i «pendolari» possono toccare ragazze consenzienti. Costo: 1 euro al minuto

Milano 7 Giugno – Si chiama chikan, letteralmente pervertito, ed è colui che palpeggia in modo del tutto casuale le ragazze in metropolitana. A Tokyo, dove circa il 44% degli uomini tra i 18 e i 45 anni sono vergini, è divenuto un problema tale da costringere l’ente dei trasporti nazionale a creare, negli orari di punta, vagoni rosa dedicati solo ed esclusivamente alle donne.

Il chikan, lo abbiamo sperimentato in prima persona. La prima volta, pensiamo che quel braccio sul nostro seno, che si struscia un po’ prima di spostarsi, fosse solo un errore causato da una frenata brusca. La seconda volta capiamo invece che quello è il modo per far sentire bella una ragazza e, soprattutto, per eccitarsi senza dover ricorrere al sesso. Eh sì, in metropolitana succede spessissimo di vedere distinti uomini in giacca e cravatta inciampare casualmente, sfiorare una ragazza, scusarsi arrossendo e uscire di corsa dal vagone. Soddisfatti.

Per confinare questa particolare abitudine e per sfruttare la debolezza di una fascia di uomini sempre più consistente, a Tokyo sono nati dei locali in cui vengono ricreati dei vagoni della metropolitana dove i finti pendolari possono palpeggiare in tutta tranquillità le ragazze o le donne presenti all’interno. La finta corsa, dura fino a un’ora e viene divisa in slot di 15minuti ciascuno in cui vengono ricreati scenari differenti. Il più gettonato è quello in cui si simula un vagone pieno di studentesse. «La passione è il genere lolicon», ci spiegano alcuni ragazzi in attesa di entrare nel locale: «Più sono giovani, innocenti, meglio è».

Questo tipo di locale è aperto esclusivamente a un pubblico giapponese. I turisti non sono ammessi per alcun motivo. Per guadagnarsi un biglietto (il cui prezzo si aggira attorno ai 2.000 yen, circa 16 euro) bisogna essere residenti in Giappone da almeno due anni e mostrare un documento valido.

Siamo a Shinjuku. Il locale che ci indicano, il Rush Hour, è uno dei più noti della città. Qui le finte corse in metropolitana si possono prenotare addirittura online. Il sito web, totalmentein giapponese, spiega le regole del gioco: per 15 minuti di scenario si spendono circa 16 euro. Al massimo si può stare all’interno del treno scelto per 60 minuti. Dopodiché si deve aspettare almeno un’altra ora prima di avere la possibilità di accedere ad altri scenari o treni. Entrano solo uomini, le donne non sono ammesse neanche lontanamente. L’idea di un palpeggiamento omosessuale è lontana dalla controversa mentalità nipponica. Se una ragazza urla, alla molestia eccessiva si viene bannati dallo scenario. Dopo tre ban, si viene allontanati dal locale per sei mesi.

Grazie ad alcuni amici che si offrono di mostrarci come funziona uno scenario tipo, riusciamo a osservare ciò che succede all’interno del locale da una finestra che sembra un oblò. Noi vediamo all’interno ma chi sta vivendo quell’esperienza non ha idea di essere osservato. «Anche questo è parte del gioco», ci spiegano i proprietari. «Si guarda e non si tocca. Toccare, è un privilegio riservato a pochi». Guardare per circa 30 minuti costa poco meno di 5 euro.

La sessione inizia con un fischio, il rumore delle porte che si chiudono, il panorama che cambia su schermi che sembrano vetri. Tutti prendono molto seriamente il loro ruolo. Dopo pochi istanti, vediamo la prima mano allungarsi verso le gambe di una ragazzina con i capelli lisci neri raccolti in due codini. Lei non si scompone. «È vietato dal regolamento », ci spiegano. «E poi, non succede mai nella realtà che una donna si lamenti di un chikan. Troppo imbarazzante ».

M. Bar.  (La Verità) 

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