Sull’incubo della cucina nelle mense, parla un’educatrice di una scuola comunale

Milano

Milano 2 Maggio – Il 29 aprile u.s. per l’ennesima volta questo giornale ha parlato delle distorsioni e delle assurdità dell’alimentazione propinata ai bambini nelle mense comunali da Milano Ristorazione. Fabrizio De Pasquale autore delle osservazioni  scriveva in riferimento all’abolizione del sale “I piccoli, pur non essendo dei critici gastronomici, hanno cominciato a lasciare i pasti scipiti nei vassoi con la conseguenza di abbuffarsi una volta usciti da scuola.”

Come sempre ci hanno pensato i genitori a denunciare l’incapacità dell’azienda comunale. Che oltre a essere monopolista non ha un sistema di customersatisfaction e contesta anche la “schiscetta ” libera”. Ma se il rifiuto del cibo da parte dei bambini è istintivo e immediato, oggi pubblichiamo la voce di un’educatrice che può illustrare nei dettagli che cosa succede nelle mense comunali. Riportiamo la lettera inviata al giornale

“Sono un’educatrice del comune di Milano e purtroppo anche noi siamo costretti a mangiare ciò che fornisce  Milano Ristorazione. Posso dire che il problema non è soltanto la mancanza di sale, ma se devo proprio farvi un elenco inizierei dalla pasta ultra cotta, tutti i giorni, l’olio che sa di rancido e l’insalata non si può mangiare, e poi vogliamo parlare degli abbinamenti di cibi in un pasto? Tutto curato da dietologi spacciati per professionisti, ma tutti sanno che se mi proponi la pizza e il pane, dopo sarebbe meglio che mi dessi il gelato o il budino e di certo non il muffin; oppure se a pranzo, al posto della frutta mi dai il muffin poi non proponi la torta a merenda……..ma chi sono questi dietologi? Dei luminari? Incredibile la scarsa qualità che ci propinano quotidianamente ed è triste sapere che i genitori pagano per far mangiare questo ai propri figli” (lettera firmata)

E non si riesce a comprendere come e perché il MiRi, il baraccone di proprietà comunale in regime di monopolio, continui a fornire 80.000 pasti al giorno alle scuole milanesi senza che il Comune intervenga per migliorare la situazione.

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