Basta Pd, ora pensiamo alle cose serie

Politica

Milano 28 Febbraio – La farsa del congresso del Partito Democratico ha già stancato. Non è possibile che l’Italia resti bloccata per mesi nell’attesa di sapere cosa dirà Matteo Renzi e cosa gli risponderà Michele Emiliano: c’è ben altro di cui occuparsi e preoccuparsi di diverso dalle sorti di questi bizzarri personaggi che litigano per il potere. Andassero tutti al diavolo! La storiella che le sorti del Pd sono le sorti del Paese non la beve più nessuno. La dialettica ruvida e urticante da giornale di gossip tra capi e capetti del partito di maggioranza è soltanto una meschina arma di distrazione di massa. Si fa rumore per impedire agli italiani di ascoltare le voci di fondo del malessere che continua a serpeggiare a tutte le latitudini della comunità nazionale.

Vogliamo occuparci di problemi veri o ci teniamo le generosi dosi di oppio propagandistico spacciate da questa politica spettacolo? Che fine ha fatto l’attenzione alla crisi migratoria? Tutto risolto? Tutto a posto un corno! I numeri degli sbarchi nei primi giorni dell’anno sono da incubo. Il Viminale registra un +44 per cento di arrivi sulle nostre coste rispetto al 2016 che già di suo fu un anno record. Sono 10.070 gli stranieri che hanno messo piede in Italia nel 2017 sbarcando dai viaggi della speranza. E dell’orrore. Di questo passo sforeremo la soglia psicologica dei 200mila sbarchi annui. Si può continuare così? Il nostro Paese non è il ricettacolo di tutta la disperazione del mondo. Non ce la possiamo fare ad accoglierli tutti. Bisogna al più presto bloccare il flusso incontrollato delle partenze dei barconi dalle coste libiche.

Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha firmato un accordo con le deboli autorità di Tripoli per collaborare ad arginare il fenomeno. Evidentemente, però, il pezzo di carta non è bastato. Con un Paese in preda al caos e alla guerra civile ogni intesa diventa carta straccia se non è accompagnata da una strategia d’intervento armato che consenta di vigilare sulla corretta applicazione degli accordi sottoscritti. È bene metterselo in testa se si vuole evitare di fare bieca propaganda priva di costrutto. Ma stare in Libia non basta. Bisogna che il nostro Governo si dia una smossa per spingere gli organismi internazionali a fare la loro parte, aggredendo a monte le cause che scatenano il fenomeno migratorio.

Si prenda il caso della carestia che ha colpito il Sud-Sudan. Secondo fonti delle Nazioni Unite, la carestia ha interessato due contee del Paese africano. Oltre 100mila persone muoiono di fame. Serge Tissot, capo dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura nel Sud-Sudan, ha fatto sapere che si tratta di una carestia artificiale perché le risorse idriche e alimentari ci sarebbero se non fosse che negli anni della guerra civile le parti combattenti hanno impedito a metà della popolazione, circa 5,5milioni di esseri umani, di averne libero accesso. Cosicché oltre 250mila bambini rischiano di morire per denutrizione. Ora che si fa, li prendiamo tutti in Italia consentendo un esodo biblico da quelle terre martoriate dalla stupidità umana o proviamo a risolvere in loco la questione, usando anche le maniere forti contro gli aguzzini?

Matteo Renzi, negli anni a Palazzo Chigi, ha brigato moltissimo perché all’Italia venisse assegnato un seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. C’è riuscito a metà, strappando una presenza per un anno. Ora che un italiano è seduto nella stanza dei bottoni perché non fa il diavolo a quattro per costringere l’alto consesso a occuparsi meno di punzecchiare lo Stato d’Israele con assurde minacce e a dedicarsi invece, più proficuamente, a pianificare un intervento umanitario in grande stile per evitare la catastrofe ai sud-sudanesi e a noi? Che senso ha stare in un organismo se poi non combiniamo nulla e dobbiamo sbrigarcela da soli a raccogliere i cocci frantumati dall’altrui indifferenza? Già, dimenticavamo: alla Farnesina c’è Angelino Alfano. Allora tutto si spiega.

Cristiano Sala (L’Opinione)

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