Ecco i tre piagnoni

Economia e Diritto

Milano 12 Settembre – Lo si può chiamare GIF, ma non è un formato per immagini digitali, quanto il nome del Trio che da ieri ha lanciato il programma per un’Europa più sprecona e più piagnona. GIF è l’acronimo di Grecia, Italia e Francia, i tre Paesi che ieri, rappresentati dalle rispettive guide politiche (si fa per dire) Tsipras, Renzi e Hollande, hanno sottoscritto – insieme a Spagna, Cipro, Malta Portogallo – una sorta di Manifesto di Atene (dopo quello di Ventotene, ci mancava anche questo) che chiede un’Unione europea, diversa, fondata su altri principi.

No, non fatevi illusioni, non si parla di riferimenti ideali, valori costituenti, criteri di civiltà ispiratori. Si chiedono soltanto più soldi, con il raddoppio del piano Juncker per gli investimenti, più flessibilità, con la possibilità di sforare quanto e quando si vuole il deficit, più “giustizia sociale”, leggi più welfare e dunque più spesa pubblica, meno regole da rispettare e magari (come sogna Tsipras) più solidarietà comune, più aiuti e più sconti sul debito. L’Eldorado insomma, in cui ogni Paese quello che gli pare, riceve soldi da Bruxelles, che non sono mai troppi, e può sperperarli a suo piacere, salvo avere sempre la possibilità di lamentarsi e chiedere ancora di più.

E tutto questo in coerenza con l’andazzo odierno dei tre Paesi suddetti. Italia, Francia e Grecia sono tra i peggiori Paesi in Europa come rapporto deficit/Pil, la prima al 2,4, la seconda al 3,5, la terza addirittura al 7,2 (la Spagna è al 5,1, ma con la differenza che lì almeno il Pil fa passi da gigante, pur in assenza di un governo, o forse grazie a quella). Anche quanto a rapporto debito/Pil, le tre sorelle mediterranee sono messe piuttosto maluccio: la Francia è al 96%, l’Italia al 132,7, la Grecia al 176,9. Numeri buoni per essere maglia nera, vertice basso, non solo in senso geografico, del continente. E nondimeno ciò non suggerisce loro di correggere rotta, ma anzi offre loro il pretesto perpiangersi addosso (“siamo stati abbandonati dall’Europa”, dicono i tre all’unisono, a proposito del piano Juncker) e inveire contro la Merkel cattiva che vuole un’Unione tutta “tecnicismi e austerità” (parola di Renzi). Sulle cose serie invece, come il controllo delle frontiere esterne e laredistribuzione dei profughi con la revisione del trattato di Dublino – argomenti sui quali pure i tre Paesi avrebbero ragione da vendere – Hollande, Renzi e Tsipras sono incapaci di farsi rispettare e avanzare proposte efficaci, il che denota il pressoché nullo peso politico all’interno del continente.

E il vero dramma è che da queste tre menti, non troppo illuminate se è vero che il ministro tedesco Schäuble ha parlato delle loro riunioni come di incontri di quali “non viene fuori nulla di intelligente”, non vedi partorire un progetto diverso di Europa mediterranea, un pensiero meridiano, imperniato su una comune civiltà, ispirato alla tradizione greca antica, a quella cristiana e romana attecchita in Italia e alla sintesi che ha provato a farne il regno carolingio in Francia. Non c’è alcun appello a radici comuni e alcuna ricerca di orizzonti condivisi, civili, culturali e per questo profondamente politici. Si parla solo di numeri e di soldi, si mettono insieme questue e lamentele, si stilano cahiers de doléances per dire cosa non va in quest’Europa, anche se non si capisce che Europa diversa vorrebbero loro.

A vedere l’immagine lassista, scialacquona, autocommiserevole offerta oggi da Italia, Francia e Grecia, viene quasi da preferire (ed è tutto dire) l’Europa tecnocratica e austera voluta dalla Germania. Nessuno dei due modelli concorre alla crescita, ma almeno il secondo evita di sperperare.

Gianluca Veneziani (L’Intraprendente)

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