La quotidianità del Male si ripete a Monaco di fronte ad un’Europa inerme

Esteri

Milano 24 Luglio – Ormai siamo quasi vittime di un’assuefazione al Male: il Terrore è diventato cronaca quotidiana, gesto ripetitivo che è tanto più è imprevedibile quanto più te lo aspetti. Sai che i maledetti colpiranno ancora, ma non sai quando e non sai dove, sai che lo faranno con sempre più frequenza, ma ciò non elimina la paura, anzi l’aumenta: perché la ripetitività del Male accresce la sua dimensione di Imponderabile, ci espone costantemente al rischio e ci rende più consapevoli del pericolo e però crea insieme il terror panico e ci fa sentire tutti potenziali bersagli.

E così ci troviamo costretti anche oggi a commentare la cronaca dell’ennesimo attentato, in questo luglio caldo e feroce. Questo pomeriggio a Monaco di Baviera almeno un attentatore, un diciottenne di origini iraniane, armato di pistole e di fucili d’assalto ha colpito il centro commercialeOlympia (uno dei più grandi della città) nel quartiere Moosach. Secondo testimoni, l’uomo urlava “Allah è grande”. Al momento, il bilancio della Polizia parla di nove vittime accertate e di una decina di feriti. Ciò che colpisce (ma purtroppo non sorprende più) è l’irruzione dell’Orrore nella normalità quotidiana: gente radunata in uno shopping center vede all’improvviso un uomo armato di pistola, all’uscita di un Mc Donald’s, cominciare a sparare sulla folla. È tutto pianificato, va da sé, tutto orribilmente programmato; ma è tutto anche così orrendamente improvviso, istantaneo, ingestibile. Sei lì e rischi di perdere la vita.

Inquieta anche l’avvicinarsi progressivo del Terrore a noi, quasi il suo stringere le braccia per rendersi sempre più incombente. Le stragi avvengono ormai a pochi chilometri da noi, dal nostro Paese, hanno colpito il cuore dell’Europa e ora mordono i nostri confini, prima Nizza, poi Monaco di Baviera, in media a 400 km, quattro ore di distanza da Milano. Sono qui, a due passi, i terroristi, e molti si nascondono anche nelle nostre città. Ciò fa crescere anche l’ansia – inevitabile – che presto arriveranno anche da noi e ci colpiranno. E sviluppa allo stesso tempo un senso di inquietudine e di fatalismo, di ineluttabilità e di angoscia. Siamo esposti al Male, quotidianamente, e non sappiamo cosa farci.

Per razionalizzare, e dare un ordine al caos – se è mai sensato e utile questo esercizio – provi a trovare consonanze, rimandi, analogie. Leggi che il luogo dell’attentato a Monaco, il quartiere Moosach, è lo stesso dove avvenne l’agguato palestinese durante le Olimpiadi del 1972, quando undici atleti israeliani vennero trucidati da feddayin del gruppo “Settembre Nero”. Hanno colpito di nuovo lì, pensi, perché è un luogo sensibile, perché è già successo, perché c’era un precedente…

E invece sono tutte spiegazioni fallaci, solo per addomesticare il non-senso. Non c’è ordine, non c’è conseguenzialità, non c’è bersaglio mirato: c’è solo l’odio indiscriminato e cieco, diffuso e capillare, ramificato e incontrollabile.

Eppure, a fronte di questa certezza e di questa propensione alla rassegnazione, forse al fondo della disperazione, trovi la forza di reagire e ti convinci che l’Occidente non può morire così, non può lasciarsi andare, accettare e subire, abituarsi all’Orrore ripetuto, al Dacci oggi il nostro Male quotidiano. No, una risposta ci può e ci deve essere, e passa da un’azione di repressione durissima contro chiunque voglia minare la sicurezza delle nostre città, dalla necessità disgominare ogni cellula dove possano infiltrarsi terroristi, qualunque sia la loro natura (politica o religiosa o facente capo alla criminalità comune). E passa dalla militarizzazione delle nostre città – duole dirlo – alla maniera israeliana, dalla presenza di forze armate in qualunque luogo pubblico, pronte a sventare attentati o quantomeno a intervenire sull’istante. Passa anche da una maggiore libertà dei cittadini, riconosciuta dalla legge, di armarsi e di difendersi da sé, alla maniera americana, come deriva inevitabile; e passa dall’obbligo – un dovere insieme morale, civile e militare – di far sapere al mondo che l’Europa non può essere un luogo esposto quotidianamente al terrore e vulnerabile, ma è un continente solido e forte dove i suoi cittadini hanno il diritto di vivere in libertà e sicurezza.

Risvegliati allora, EuropaRisvegliati, Occidente. Non vogliamo morire di rassegnazione e di paura, prima ancora di morire, come le povere vittime di Monaco, per colpa di qualche bastardo armato di rabbia e di fucili.

Gianluca Veneziani (L’Intraprendente)

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