Milano: getta benzina sulla moglie e le dà fuoco. Egiziano arrestato

Cronaca

Milano 23 Luglio – Un egiziano di 38 anni è stato arrestato dalla polizia, a Milano, con l’accusa di maltrattamenti e lesioni gravissime nei confronti della moglie. L’uomo ha buttato benzina addosso alla donna e poi le ha dato fuoco con una sigaretta. La vittima, ricoverata al Niguarda, ha riportato ustioni di terzo grado sul 50% del corpo, ma non si trova in pericolo di vita. L’episodio è avvenuto il 15 luglio, ma l’arresto è stato eseguito solo ora, dopo gli accertamenti.

Dopo lo scioglimento della prognosi riservata, l’egiziano potrebbe essere accusato anche di tentato omicidio. E’ stato lui a chiamare i soccorsi, quel giorno, ma all’arrivo della polizia aveva raccontato che l’ustione era stata causata da un incidente domestico.

Le continue violenze domestiche e la perdita del figlio ancora in grembo – Gli investigatori hanno ascoltato la storia della 46enne dalla camera dove è ricoverata, nel centro grandi ustioni del Niguarda. La donna, marocchina, era arrivata in Italia nel 2007 per lavorare come lavapiatti e cameriera in un locale di un parente a Pavia. L’italiano non lo ha mai imparato, e non sa ne leggere ne scrivere. Nel 2008 si era sposata con Abdelghany, al tempo irregolare in Italia e senza documenti, e i due si erano trasferiti a Milano. Lui non lavora ed è lei che porta a casa i soldi. E’ benvoluta da tutti, dai datori del nuovo ristorante in cui è assunta in regola, e dai parenti. Solo con il marito c’è più che qualche problema, che lei non confesserà mai, neanche quando nel 2011, al settimo mese di gravidanza, perde il bambino che aveva in grembo, probabilmente per i maltrattamenti di lui.

L’illusione di un cambiamento fino alla tragedia di oggi– Illusa dal pensiero che quell’uomo potrà cambiare atteggiamento, provano ad avere un altro figlio, e qualche mese fa, mentre era in Marocco dai genitori, nasce la sua prima bambina. La piccola è prematura e decide di lasciarla con i nonni per tornare in Italia da suo marito. Fino al giorno della tragedia, a metà luglio, e alla successiva decisione, supportata dalla famiglia di origine, di chiedere il divorzio.

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