La non notizia di un Pil dimezzato

Economia e Politica

Milano 11 Luglio – E ora al Renzi dimezzato, depotenziato nei voti e nella leadership, fa seguito anche un Pil dimezzato, rispetto alle previsioni: stando alle stime Istat, alla fine del 2016 il Pil “acquisito” rischia di essere appena dello 0,6%, a dispetto delle prospettive del governo contenute nel Def, che parlavano di una crescita dell’1,2%. Sembra un dato allarmante, la fine del sogno renziano, il dramma di un’ “economia italiana in frenata”, come titola il Corriere della Sera.

Ma è una non-notizia. Perché la crescita, da quando c’è Renzi, in realtà non c’è mai stata. Il Pil si è limitato a far finora dei balzettini dello zero virgola, del tutto ininfluenti nella ripresa del Paese. E ogni volta le anticipazioni più rosee sulla crescita sono state puntualmente riviste al ribasso. Il Pil nel 2015 doveva crescere dell’1%? In realtà poi è aumentato dello 0,8, o addirittura dello 0,6 al netto degli effetti di calendario. Il 2016 doveva essere l’anno definitivo della ripartenza? Nel primo semestre ci siamo accontentati di un+0,3% che rischia di essere ripetuto nel secondo, e di ridursi a una crescita zero nei due trimestri conclusivi.

Ma di fronte a questo scenario che – lo ripetiamo – non fa che confermare una tendenza in atto e non ha nulla di clamoroso, i giornaloni hanno già la spiegazione pronta. Non è mica colpa delleriforme mancate o insufficienti del governo Renzi, non è colpa della tassazione esasperante e della spesa pubblica in continuo aumento né del conseguente crollo della fiducia in famiglie e imprese, ma è tutta colpa della Brexit. Sì, proprio così, il Corriere cita ad esempio l’indice composito Markit secondo cui “le incertezze legate a Brexit potranno indebolire la crescita nei prossimi mesi”, e questo nonostante la stessa Istat sottolinei che “l’economia italiana ha evidenziato un’ulteriore decelerazione, in assenza di una quantificazione dei possibili effetti dell’esito del referendum del Regno Unito”. Come dire, il sistema Italia stenta a prescindere dal Leave, e stentava già prima che gli inglesi uscissero dall’Europa… Ma niente, la spiegazione facile della frenata-Italia piace anche a Confindustria, che la scorsa settimana ha fatto un mischione tra l’esito del referendum inglese e il possibile esito negativo del referendum costituzionale italiano, per spiegare il rallentamento dell’economia italiana.

La Brexit dunque non diventi un’alibi, come lo sono stati già in passato il terrorismo internazionale (fu proprio Padoan a dire che il Pil nel 2015 avrebbe potuto subire contraccolpi dopo la strage di Parigi) o più in generale l’appello alla crisi mondiale. La verità è che fintantoché non si faranno leriforme vere, con un taglio netto alla spesa improduttiva, una drastica riduzione del peso fiscale e la conseguente crescita dell’occupazione e della competitività delle nostre imprese, e finché non si intaccherà l’apparato incancrenito della burocrazia, continueremo a galleggiare sui livelli di una ripresina così timida da risultare quasi superflua. E insisteremo ad annunciare promesse di boom, prontamente smentite dai fatti il mese dopo, come capita da due anni a questa parte, in perfetto stile renziano.

Gianluca Veneziani (L’Intraprendente)

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