E la spending review finisce miseramente in farsa

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Milano 29 Maggio – Più che la revisione della spesa è la reintegro dei trombati. L’ultima notizia dal fronte “taglio degli esborsi pubblici” non è, appunto, che gli esborsi si taglieranno, ma che il governo ha riesumato uno dei primi commissari ingaggiati sulla questione e presto silurati. Renzi, che ultimamente ha il vezzo di resuscitare i morti, ha deciso anche di riciclare i rottamati: uno per tutti, Enrico Bondi. Ad annunciare il ripescaggio del manager ottantenne è stato giovedì il neo ministro allo Sviluppo Economico Carlo Calenda, davanti all’assemblea di Confindustria: l’ex collaboratore del governo Monti farà di nuovo il consulente («a titolo gratuito» ha assicurato Calenda) di Palazzo Chigi per mettere dare un freno all’emorragia di risorse che ogni anno escono dalle casse dello Stato. Singolare iniziativa, non c’è che dire: giocando a dadi con la spesa pubblica si è deciso di ripassare dal via. Ergo, nel Monopoli della nostra economia, è come essere tornati al 2012, ai tempi del Professore-premier e della sua “austerity” (per i cittadini, mai per lo Stato). Che poi, a guardar bene, l’incarico è persino diverso da quello di allora e ben più paradossale: Bondi dovrà razionalizzare gli incentivi alle imprese. Benissimo, la logica delle mancette, dei contentini e dei finanziamenti a pioggia non piace a nessuno, ma le priorità, in fatto di sforbiciate, dovrebbero essere altre. In sostanza, se si vuole iniziare a tagliare davvero, farlo a spese delle imprese suona giusto un po’ ridicolo. Tagliamo eccome, ma siamo seri. Anche perché, lo ha annunciato appena pochi giorni fa il vice ministro all’economia Enrico Morando, quella di quest’autunno sarà una manovra da dieci miliardi e, se non si vuole toccare l’Iva (difficile) rimodellando invece le aliquote Irpef (improbabile) da qualche parte le coperture si devono trovare. E reperirle ripescando nuovamente nelle tasche dei cittadini sarebbe la solita rapina.

Ma ci vuole davvero tutta la buona volontà di chi scrive, e probabilmente anche di chi legge (e vota), per sperare ancora in una scenario diverso. Insomma, mentre il deficit è quello che è (al 2,5%secondo le ultime stime europee) si pensa a rimodulare l’organizzazione di un ministero, il Mise, che da qualche anno a questa parte conta poco o niente. Con qualche taglio al dicastero di via Veneto, agli italiani al massimo si offre un caffè. L’annuncio, perciò, nell’annuncite generale di cui Renzi soffre, è tanto più una beffa quanto più si vanno a spulciare i tagli alla spesa pubblica di questi anni. L’azione di Bondi, il primo preposto a questo arduo compito, non ha mai dato i risultati sperati. Così come l’attività del suo successore Mario Canzio, di quello dopo ancora Carlo Cottarelli – che ha dovuto mettere nero su bianco le buone intenzioni in un libro e in un blog ma che tali sono rimaste (Cottarelli è stato gentilmente invitato, dopo solo un anno di mandato, ad occuparsi di Fondo monetario internazionale) – e l’attuale Yoram Gutgeld. Bene, questo susseguirsi di incarichi, abbiamo la mania delle “task force” per la qualunque che generalmente producono poco, non ha portato a nulla. Un esempio lampante è una delle ultime leggi di Stabilità varate: diversamente da quanto promesso dal premier con l’ausilio delle ormai immancabili slide, ovvero una sforbiciata da 18 miliardi di euro per il 2015 e 36 miliardi per il 2016, i tagli sono stati solo di 6 miliardi, lo 0,5% del Pil. E la minestra non cambia se si legge il Def del 2016: 25 miliardi di risparmi nel 2016 e 27,6 miliardi nel 2017.

Senza contare l’annuncio dei tagli alle partecipate promesso per il 2016 e mai arrivato. Per carità, ci sono ancora sei mesi di tempo prima della chiusura dell’anno, ma qualcosa ci dice che il dimezzamento da 8mila quante sono a 4mila quante si auspica siano, non ci sarà. E’ il gioco a chimette le mani avanti per primo: ti dico che taglio le spese, così posso piazzare una manovra da tot miliardi senza che tu mi venga a chiedere dove trovo le coperture. Lo spiegò bene lo stesso Cottarelli, appunto, sul suo blog qualche tempo fa: «È una situazione paradossale in cui la revisione della spesa (futura) viene utilizzata per facilitare l’introduzione di nuove spese». Ci va solo bene che questi commissari, relegati ahiloro al ruolo di blogger o di semplici opinion leaders, a quanto pare almeno, non ci costano nulla. Almeno loro.

Federica Venni (L’Intraprendente)

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