Non gettate la croce su un bravo ragazzo

Cronaca

Milano 5 Maggio – Martedì una volante della polizia, dopo un sorpasso non propriamente felice, si è scontrato con un’auto che proveniva dalla direzione opposta. Sfortuna vuole che il mezzo sorpassato non fosse un’apecar, ma un tram. E che, oltre al veicolo, dalla direzione opposta provenisse un altro tram. Il risultato è ascrivibile alla categoria sandwich. Ovviamente si è scatenata l’ironia sui social network. In nome della satira e della sua libertà, ci mancherebbe. Scrivevano uomini ben più saggi di me che l’uomo si distingue dalla bestia proprio per il riso. Non si riferivano, evidentemente, a questo tipo di riso. Le iene, dovete sapere, emettono un verso molto simile alla risata, ma che è in realtà un segnale. Il segnale che c’è qualcosa di abbastanza debole per essere divorato. Questo è il caso. Abbiamo un ragazzo, in forza al reparto dove finiscono tutti i giovani in divisa. Un ragazzo giovane, forse persino al suo primo giorno di servizio attivo. I suoi compiti sono i più ingrati. È il primo sulla linea di fuoco. I servizi nelle ore e nei luoghi più infami sono tutti suoi. È tra i meno pagati d’Europa. I suoi arresti sono tragiche perdite di tempo, la maggior parte delle volte. Sulle sue giovani spalle risiede il peso di un sistema che si fa beffe di se stesso. E davanti a lui c’è un tram. È lento, è ingombrante. Lui ha fretta. È giovane. Si sente immortale. E sorpassa. Il resto lo conoscete anche voi. O meglio, tutti noi crediamo di conoscere il resto. Ma le umiliazioni che quel ragazzo subirà non le conosciamo né io né voi. Le sa solo lui. Ed il suo delegato sindacale.

Quel delegato sa, però, anche troppo bene che la frustrazione e lo stress di quel ragazzo possono solo peggiorare. Il 28 Aprile il Silp ha tenuto un convegno sui rischi da ansia e da stress per le nostre forze dell’ordine. Più degli aridi numeri possono episodi come questo. Tutti sul lavoro possiamo sbagliare. Le conseguenze variano molto. Se siete dei medici dovrete convivere tutta la vita con le conseguenze. Se siete dei giudici farete probabilmente carriera. Ma se siete poliziotti inizierete a soffrire molto prima di commettere il primo sbaglio. Le vittime fanno di voi degli idoli, perché siete tutto ciò che hanno. Siete, spesso e volentieri, gli unici visi familiari con cui si rapportano. Gli unici ad ascoltarli. Gli unici a promettergli giustizia. Per i delinquenti siete una barzelletta. Ormai non si fa più nemmeno resistenza all’arresto. Tanto uscire dalle carceri Italiane è più facile che farlo a Monopoli. Quando riesce. Quando non riesce le prigioni contengono due tipi di prigionieri. Uno dei quali non ha commesso altro delitto che amare il proprio Paese così tanto da indossare una divisa azzurra. Per il Pm, quando va bene, siete dei sottoposti, quando va male i camerieri che non si può permettere nella vita reale. Per la famiglia siete foto su un comodino, impegnati in turni infiniti e con il rischio che quella foto sia tutto ciò che rimarrà loro. Come si può vivere così? Come si può convivere con tutto questo e con la certezza che ogni vostro errore vi perseguiterà senza perdono?

Non si può. E qualcuno, talvolta, effettua un sorpasso azzardato. A volte davvero. A volte metaforicamente. E poi parte il linciaggio. Perché il poliziotto è riconoscibile perseguibile, anche quando porta un passamontagna. Non gettate la croce su questo ragazzo, perché domani potrebbe essere l’ultimo uomo tra voi ed il baratro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.