La storia: Milano, una città incompiuta

Milano

Milano 18 Febbraio – Per chi ama Milano, per chi è curioso di conoscere la storia della città, gli architetti del blog Urbanfile (http://urbanfilemilano.blogspot.it/2013/09/milano-la-citta-incompiuta.html) hanno scritto un interessante reportage sulla sua evoluzione urbanistica, con il disincanto dell’osservazione puntuale, con l’ironia sottesa per i tanti luoghi incompiuti e solo immaginati. Scopriamo insieme a loro la fisionomia di una città che avrebbe dovuto essere e che non è, anche per renderci conto di alcuni “misteri” apparentemente irrazionali. E’ doveroso sottolineare che l’articolo originale è corredato da foto e da mappe esplicative di grande interesse. Qui vengono riproposte le osservazioni scritte: “Come tutte le città del mondo, anche Milano ha avuto nel tempo i suoi piani regolatori che hanno delineato nuove arterie, aggiunto piazze, vie e perfino raddrizzato palazzi fuori assetto con la via. Insomma, un vero e proprio disegno della città. Sventrare vecchi quartieri per creare nuove strade è un’operazione che è stata fatta in quasi tutte le città del mondo. Un po’ come i famosi boulevard parigini realizzati per la modernizzazione della capitale francese da Napoleone III e dal prefetto Haussmann tra il 1852 e il 1870.

 Piano Beruto
Piano Beruto

A Milano si iniziò a pensare in grande già a metà Ottocento con lo stravolgente progetto di piazza del Duomo e Cordusio, via Dante e tutto il circondario. Poi ci fu il Piano Beruto, il più famoso, steso a opera dell’ingegner Cesare Beruto nel 1889, che ha disegnato buona parte dell’espansione della città a cavallo del secolo scorso. Altri piani regolatori sono stati portati avanti senza grande successo, lasciandoci delle incredibili incompiute. Non so in quanti si siano mai accorti di strane vie cieche, palazzi arretrati rispetto alla linea della via, palazzi che hanno una facciata su un muro cieco e cose simili, ebbene, questo è ciò che ci è rimasto come eredità di diversi piani urbanistici mai portati a termine.

Ad esempio, via Pirelli, in origine doveva proseguire fino a Porta Volta, unendo la Stazione Centrale con l’Arco della Pace. Via Garigliano doveva proseguire unendo Piazzale Lagosta con l’Arco della Pace. Il palazzo di Via Viganò, ad esempio è in linea con l’ipotetica via che doveva proseguire da Via Pirelli, ora è rimasto il solo ad essere stato costruito a questo scopo.

Via Pirelli e le Porte Nuova - Garibaldi - Volta
Via Pirelli e le Porte Nuova – Garibaldi – Volta

Corso Garibaldi è l’esempio più eclatante di via incompiuta: palazzi costruiti nel dopoguerra non in linea con gli altri (pochi) edifici vecchi, ma un po’arretrati, motivo per cui si è creata una specie di disordinata dentellatura nel tessuto urbano. Sempre in zona un’altra via incompiuta è quella che doveva correre parallela al Corso e che non ha mai visto la luce, se non a piccoli tratti. Infatti, basta imboccare via Anfiteatro per notare subito che tra i palazzi si apre una “corte interna” che in realtà è una via senza sbocco, mai finita.

La via parallela e mai fatta parallela a Corso Garibaldi
La via parallela e mai fatta parallela a Corso Garibaldi

Altro luogo ricco di vie incompiute è attorno a Corso di Porta Romana. Come in Piazza Cardinale Ferrari, dove si può notare la via Paolo Marchiondi che termina in un giardino, quando invece secondo il progetto originario doveva proseguire e terminare a Crocetta.

Porta Ticinese. Lo stesso dicasi per le due vie che avrebbero dovuto costeggiare Corso San Gottardo e che non sono mai state completate (in questo caso, per fortuna), ovvero Corso Luigi Manusardi e Via Trincea delle Frasche, due strade che hanno regalato alla città edifici moderni e alquanto brutti, sostituendosi al caratteristico quartiere popolare ottocentesco che sorgeva antecedentemente in loco.

E che dire della famosa “racchetta” che avrebbe dovuto bypassare il centro, sventrandone completamente il tessuto, e che in parte è stata portata a termine con la creazione di Via Albricci e Corso Europa?

La curva dietro la Caserma San Giuseppe della famosa Racchetta
La curva dietro la Caserma San Giuseppe della famosa Racchetta

Proseguendo nell’elenco, troviamo Via Pace, che termina formando una curva tra palazzi anni trenta e quaranta, e che mai è riuscita a sbucare in Viale Caldara.

La curva cieca di Via Pace
La curva cieca di Via Pace

Un’altra curiosità riguarda Viale Regina Giovanna, dove la casa al numero 12 ha un lato che si affaccia sulla parete cieca di un vecchio palazzo (con ingresso in via Frisi), qui le finestre guardano il muro di fronte a pochi centimetri. Questo perché il vecchio palazzo doveva essere abbattuto per creare una strada larga che avrebbe portato fino in piazza Oberdan, ma che – per fortuna – non è stata fatta.

Il Palazzo di Viale Regina GIovanna al 12
Il Palazzo di Viale Regina GIovanna al 12

Altri esempi di incompiute li si trova a Chinatown e in vari punti della città.

Porta Volta e Chinatown
Porta Volta e Chinatown

A causa dei tipici ritardi e dei costi faraonici per la realizzazione delle strade e delle infrastrutture, certi interventi nel tempo sono stati dimenticati, magari iniziati, ma mai portati a termine. Mentre altri progetti portati a compimento, purtroppo testimoniano il cattivo gusto e la poca sensibilità di alcuni amministratori che con certi interventi pesanti sul tessuto urbano hanno cancellato secoli di storia. Oggi in molti casi si sta cercando di porvi rimedio, come è il caso dei lavori di riqualificazione in Via Torino, Via del Bollo o Via Giorgione.

Altri esempi li troviamo un po’ ovunque nel centro, anche in piazza Cavour o Largo Augusto.”

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