Festival Sanremo: i big cantano le cover e fanno rimpiangere gli originali

Cultura e spettacolo

Milano 12 Febbraio – Le cover scelte dai big sono celeberrime, hanno segnato la storia della musica italiana, creano atmosfere ed emozioni. Dimostrano soprattutto che cosa si intenda per bella musica e quanto la bella musica, appunto, sia lontana dalle canzoni presentate a questo Festival, fatte rare eccezioni. Il confronto con gli originali è scontato, il tentativo di una interpretazione diversa, personalizzata dagli interpreti difficilmente fa dimenticare i suoni, le sfumature, la forza degli interpreti che hanno lanciato i brani. Ma la buona volontà c’è. Da evidenziare la grinta scanzonata di Noemi, il divertente arrangiamento dei Dear Jack, l’omaggio delicato a Pino Daniele da Deborah sanremo-2016-vince-la-cover-degli-stadio-600x300e Caccamo, il riscatto di qualità di Clementino, l’eclettismo e la magia di Patty Pravo, la sensibilità di Francesca Michelini, la intensa e tecnicamente perfetta interpretazione di Valerio Scanu, l’ironia, la padronanza di Annalisa. Per gli Stadio un discorso a parte per la loro storia, per la loro professionalità. Vincono meritatamente la serata cover.

La cronologia della serata è tratta da Sorrisi.com

Grinta da vendere per Noemi che si confronta con Dedicato, brano del 1978 scritto da Ivano Fossati e grande successo, incluso nell’album Bandaberté, di Loredana Bertè.

Scelta molto originale per i Dear Jack che cantano Un bacio a mezzanotte, un brano del 1952 (ma modernissimo) del Quartetto Cetra, gruppo vocale attivo fin dagli anni ’40.

– Sul palco gli Zero Assoluto con Goldrake, degli Actarus, singolo del 1978, dedicato al celebre anime UFO Robot Goldrake. Il successo del disco fu enorme, tanto da ottenere il Disco d’oro per il superamento del milione di copie vendute. La loro versione ricorda l’arraggiamento acustico di Alessio Caraturo.

Omaggio Pino Daniele da parte di Giovanni Caccamo e Deborah Iurato che cantano Amore senza fine, uno dei tre inediti dalla raccolta del 1998 Yes I Know My Way. Scelta coraggiosa, cantare Pino Daniele non è mai facile, e lei se la cava molto meglio di lui.

Tradizione e innovazione, passato e futuro, melodia e rap, sul palco di Sanremo conPatty Pravo che insieme a Fred De Palma canta Tutt’al più, una “cover di se stessa”. Un brano del 1970 scritto da Franco Migliacci e Piero Pintucci con cui partecipò alla Canzonissima di quell’anno e che poi fu incluso nell’album Bravo Pravo. Grande successo anche in Francia.

Tre idoli dei giovanissimi sul palco: Alessio Bernabei con Benji & Fede cantano A mano a mano, pezzo del 1978 di Riccardo Cocciante cantato anche da Rino Gaetano e inserita in un album a due con lo stesso Rino. Il brano verrà poi inciso nel 2013 anche da Andrea Bocelli. Insomma si tratta di una scelta molto coraggiosa per il giovane Bernabei.

 Ecco Dolcenera con Amore disperato pezzo di grande successo scritto da Gerry Manzoli e Varo Venturi che segnò il ritorno sulle scene di Nada nel 1983.

 Boato del pubblico e commozione alla fine dell’esibizione di Clementino che ha scelto veramente un bel pezzo: Don Raffaè, canzone di Fabrizio De André del 1990 (musica di Mauro Pagani e Massimo Bubola) tratta dall’album Le nuvole.

Un tuffo negli anni ’70, no… non è per i Pooh, ma per Elio e le Storie Tese che cantano, insieme a Rocco Tanica questa volta, il Quinto ripensamento, versione italiana della Quinta di Beethoven riletta da Walter Murphy per la colonna sonora de La febbre del sabato sera.

L’arcobaleno continua a imperversare anche sul vestito di Arisa che canta Cuore, brano portato al successo da Rita Pavone nel 1963, versione italiana della hit statunitense scritta da Barry Mann e Cynthia Weil Heart (I Hear Your Beat), che nel 1963 fu prima in classifica per 11 settimane.

 Rocco Hunt canta Tu vuò fa l’americano, una canzone che farebbe ballare e cantare anche gli eschimesi e l’Ariston esplode. La canzone fu scritta nel 1956 da Renato Carosone (su testo di Nisa) in un solo quarto d’ora. Un boogie woogie dal successo internazionale che è tuttora la canzone più nota del cantautore napoletano.

– Francesca Michielin è giovanissima ma sceglie un pezzo storico della musica italiana: Il mio canto libero, un evergreen firmato Lucio Battisti/Mogol pubblicato per la prima volta nel 1972. Che ha avuto innumerevoli cover – per esempio l’ha incisa Laura Pausini – anche qui al Festival di Sanremo, dove fu proposta nel 2011 da Nathalie.

 Ancora musica di Carosone con Neffa che propone una versione reggae di O’ sarracino, pezzo del 1958 scritto appunto da Renato Carosone (musica) e Nisa, pseudonimo di Nicola Salerno (parole), che ha avuto innumerevolili cover da Gigi D’Alessio, Renzo Arbore e l’Orchestra Italiana, Claudio Villa, Edoardo Bennato, Fiorello e Mina per citarne solo qualcuno.

 Valerio Scanu, per la prima volta accompagnandosi al piano, canta Io vivrò (Senza te), ancora un brano della coppia Mogol/Battisti, la più gettonata per questa serata di cover. Il pezzo è del 1968, uno dei primi successi dei due.

 Irene Fornaciari canta Se perdo anche te, lato B (quando esistevano ancora i 45 giri) di C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones di Gianni Morandi. Il brano è del 1966 ed è stato scritto da Franco Migliacci e Mauro Lusini.

Bellissima scelta anche per i Bluvertigo che propongono La lontananza, uno dei singoli più conosciuti di Modugno. Il testo è stato scritto nel 1970 da Modugno insieme a Enrica Bonaccorti. Celebri le cover di Mina e, più di recente di Emma.

Ad occhi chiusi e seduto sulle scale del palco Lorenzo Fragola canta La donna cannone, brano del 1983 di Francesco De Gregori per il Q Disc (un minidisco con 4 pezzi) omonimo, che raccoglie le musiche scritte dal cantautore per il film Flirt di Roberto Russo, uscito lo stesso anno.

Milanese al 100% Enrico Ruggeri canta ‘A canzuncella un classico della canzone napoletana “moderna”, degli Alunni del Sole (quelli di Liù), pubblicato nel 1977. Deve piacere molto a Ruggeri che l’ha già incisa nel 1989 per l’album Contatti. Esiste anche (tra le moltissime altre) una versione di Ornella Vanoni nell’album Un panino una birra e poi… del 2001. Si può dire che è la canzone napoletana preferita dai cantanti milanesi.

 E’ un’Annalisa abbastanza inedita in versione rock quella di stasera che cantaAmerica, primo grande successo di Gianna Nannini, che l’ha scritta insieme a Mauro Paoluzzi, e primo singolo dell’album California pubblicato nel 1979.

 Ultimi a cantare gli Stadio con tutti i componenti “storici” della band, compreso Ricky Portera, che ricordano il compianto Lucio Dalla suonando e cantando La sera dei miracoli, bellissima canzone dedicata a Roma tratta da Dalla, album del 1980, naturalmente di Lucio Dalla che all’epoca era proprio accompagnato in sala d’incisione e in tour dagli Stadio di Gaetano Curreri.

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