La vita di Gesù è un vero kolossal

Cultura e spettacolo

Milano 5 Febbraio – Nascita, passione, morte, resurrezione. Ogni capitolo della vita di Gesù è stato studiato, sezionato e reinterpretato dal cinema. Da «Il re dei re» di Cecil B. DeMille del 1927 al più recente «La passione di Cristo» di Mel Gibson del 2004. L’ultimo in ordine di tempo s’intitola «Risorto» di Kevin Reynolds con Joseph Fiennes nei panni del tribuno militare Clavius, Tom Felton, Peter Firth e Maria Botto nei panni di Maria Maddalena.
Un accordo segreto tra Caifa, sacerdoti ebrei e la Roma di Ponzio Pilato per controllare la Giudea e impedire la rivolta. È questo il tema di «Risorto» che uscirà nelle sale il 17 marzo. Joseph Fiennes è il braccio destro di Pilato, incaricato di scoprire chi ha trafugato il corpo di Cristo e di perseguitare i suoi discepoli. Un compito che lo porterà ad assistere all’apparizione di Gesù ai suoi discepoli e a convertirsi al cristianesimo. Per Fiennes un ruolo a metà tra quello dell’investigatore e quello dell’illuminato. «L’idea del film è che c’è assoluta necessità da parte dei romani di recuperare il corpo di Cristo per dimostrare che la storia della resurrezione è un imbroglio – dice Fiennes – Caifa conosce la verità, ossia che le guardie sono state sorprese da un evento straordinario e cerca di cambiarla e controllarla con Pilato. Forse è una novità rispetto alle Scritture ma a me interessa molto il fatto che crocifissione, resurrezione e ascensione vengano viste attraverso lo sguardo di un non credente». Chi al momento ha accolto i due attori è stato, invece, Papa Francesco che nella sua udienza in Vaticano ha incontrato i due interpreti e si è fatto consegnare una copia del film per organizzare una proiezione privata che dovrebbe avere luogo oggi. «Il tempo che abbiamo trascorso in Vaticano è stato veramente speciale e ne faremo grandissimo tesoro – ha detto Fiennes – È stato fantastico godere della presenza di Papa Francesco».
Prima di «Risen» c’è stato, tra gli altri film, «Il Vangelo secondo Matteo» di Pier Paolo Pasolini che non cade nel rischio «santino» e firma una pellicola piena di poesia. Premio speciale della giuria a Venezia. Qualche anno dopo è la volta del «Gesù di Nazareth» di Zeffirelli. Ne esistono due versioni, una più breve per il cinema e quella televisiva da 371 minuti: Zeffirelli si prese tutto il tempo per raccontare episodi della vita di Gesù tratte dai Vangeli (più qualche episodio apocrifo). Un vero kolossal.
Atmosfere totalmente diverse per «Jesus Christ Superstar», il musical per eccellenza di Norman Jewison. È la trascrizione cinematografica di un’opera rock di successo a Broadway, composta da Tim Rice e Andrew Lloyd Webber. Ha fatto storia il Giuda nero di Carl Anderson. Scarso successo ai botteghini ma è ancora oggi uno dei film più noti del suo genere.
La modernità ha parlato con la lingua de «L’ultima tentazione di Cristo» di Martin Scorsese, tratto dal controverso romanzo del greco Nikos Kazantzakis. Ai tempi il film suscitò proteste vibranti per le scene (seppure allucinazioni) in cui Gesù si sposa con Maria Maddalena e la rende madre. Poi «La passione di Cristo» di Mel Gibson. Violenta rappresentazione delle ore della passione: la tortura che i romani inflissero a Gesù è mostrata con largo uso di sangue.
«The book of life» di Hal Hartley è una «stramba» versione del libro della Rivelazione, con Gesù che torna sulla terra il 31 dicembre 1999 alla vigilia del nuovo millennio. A fianco a lui Magdalena, la sua assistente, interpretata dalla cantante P.J. Harvey. Più famoso «Il re dei re» di Nicholas Ray del ’61. Kolossal sostanzialmente fedele ai fatti evangelici, amato e odiato dal pubblico per via della lettura politica del film differente rispetto agli altri film cristologici del tempo.
Ancora Italia con «Il Messia» di Roberto Rossellini che stempera la retorica per lasciare spazio al «messaggio» girando una biografia filmica figlia delle sue esperienze televisive precedenti. «I giardini dell’Eden» di Alessandro D’Alatri racconta un periodo della vita di Gesù non raccontato dai Vangeli e si conclude quando inizia la sua attività pubblica. Una menzione filologica spetta a «Christus» girato da Giulio Antamoro nel 1916. Fu il primo film girato sui luoghi storici con un enorme successo: viene considerato il più completo tra quelli religiosi, tanto da ricevere l’appellativo di «film eterno». Eterna come la storia che racconta.
Carlo Antini (Il Tempo)

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