Al cinema la rilettura della “libertà” con “Il piccolo principe”

Cultura e spettacolo

Milano 6 Gennaio – «Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». Ne sarebbe ancora più convinto Antoine de Saint-Exupéry dopo aver visto al cinema l’ennesima trasposizione del suo «Piccolo Principe».

Questa volta la mente è Mark Osborne, vecchia conoscenza dell’animazione mondiale che ha diretto anche il primo capitolo di «Kung Fu Panda». Osborne e i suoi sceneggiatori Irena Brignull e Bob Persichetti hanno riletto una delle storie più celebri al mondo. Il terzo libro più letto della storia dopo la «Bibbia» e «Il Capitale» di Marx. Tradotto in oltre 250 lingue e ancora in grado di raccontare i segreti dell’educazione sentimentale a ognuno di noi.

Quello che Saint-Exupéry proprio non poteva immaginare è che, nella nuova animazione di Osborne, sarebbe stato rimosso l’elemento della morte, così centrale nella mitologia costruita dallo scrittore-aviatore francese negli anni ’40 del secolo scorso. Prima di essere abbattuto lui stesso da un caccia tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.

Osborne introduce una storia nella storia. Una cornice alla vicenda principale, quella dell’incontro tra il pilota e il bambino venuto dalle stelle. È la storia di Prodigy, bambina che si traferisce con la madre in un nuovo quartiere. Qui dovrà impegnarsi nello studio secondo un programma estremamente articolato elaborato dalla madre la quale, donna in carriera, vuole assolutamente che la figlia si inserisca nei corsi della prestigiosa Accademia Werth finalizzata a formare i manager del futuro.

Il suo nuovo vicino di casa, però, è un anziano aviatore che inizia a raccontare alla bambina il suo incontro, avvenuto tanti anni prima nel deserto africano, con un Piccolo Principe giunto sulla Terra dopo un lungo viaggio tra gli asteroidi. Inizialmente Prodigy cerca di resistere alla narrazione ma progressivamente se ne fa catturare, fino a voler partire anche lei alla ricerca del Principe misterioso.

Nel film i due piani del racconto sono accompagnati da altrettante raffinate tecniche di animazione: computer grafica per il presente di Prodigy e del vecchio aviatore, stop motion per l’incontro col Piccolo Principe e i suoi racconti. Nonostante le velleità autoriali di Osborne & Co., resta intatto il messaggio di Saint-Exupéry. L’aridità dei personaggi che il Principe incontra nei suoi viaggi è una tipologia dell’oggi. Omuncoli che danno prezzo, non valore alle cose. La modernità di Saint-Exupéry è tutta qui. Nella capacità di continuare a fotografare il presente e il mondo degli adulti con tutti i suoi vizi e senza sconti.

Perché ci dice ancora oggi molte cose sul mondo in cui viviamo. Ci dice che è possibile guardare all’amicizia adulto-bambino. Che il discorso sull’altrove continua anche al presente, solo che gli uomini hanno bisogno di credere che si parli d’altro. Basta togliere Dio o l’Aldilà e metterci il ritorno alla stella e tutto torna.

Ma c’è anche un altro aspetto da considerare. Come l’uomo senta dentro di sé la nostalgia di qualcosa che preme per farsi largo nella sua anima: la dimensione del simbolo. E nel «Piccolo Principe» questi fantasmi regnano sovrani. La morte, il dolore per la scomparsa delle persone care che sembrano dirci nei nostri sogni e nelle loro parole di non preoccuparci, di continuare ad avere fede. La necessità del dolore che non è cancellazione, ma un altro modo di vivere gli affetti, elaborazione necessaria per affrontare con più saggezza il mondo.

E ancora la concezione della vita come passaggio, non come tesoro da sorvegliare con cupidigia e, soprattutto, la consapevolezza che la vita è accoglienza anche quando l’altro, ad esempio con il «rischio» dell’amore, ci pone di fronte alla sofferenza, alla coscienza dell’inevitabile caducità di ogni cosa.

«Un po’ d’acqua può far bene anche al cuore», dice il Piccolo Principe alla vista del pozzo dove l’ha condotto il pilota attraverso una camminata durata tutta la notte. A quel pozzo bevono entrambi con gioia. Dalle pagine e dagli acquerelli di Saint-Exupéry l’acqua sgorga ancora.

Carlo Antini (Il Tempo)

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