Miano 11 Novembre – Un giudice, un magistrato, un irreprensibile uomo in toga fino a quando due anni fa era andato in pensione. Ma adesso è tutt’altro il profilo che, da un’inchiesta di prostituzione minorile e pedopornografia, emerge su un ex magistrato arrestato con l’accusa di adescare a pagamento minorenni, soprattutto romeni e nordafricani, nelle stazioni ferroviarie. Il 73enne (di cui non si farà qui il nome perché il suo essere stato giudice civile e penale in una piccola città lombarda rischierebbe in questa fase di rendere indirettamente identificabili alcune delle vittime minorenni) non è stato arrestato ieri, ma attorno al 20 ottobre, e tuttavia il segreto – diversamente ad esempio dai recenti casi del cappellano di un carcere o del musicista di una famosa band musicale – ha circondato sinora questa inchiesta del pm Bianca Maria Eugenia Baj Macario e del procuratore aggiunto coordinatore del pool reati sessuali Pietro Forno. Inchiesta partita da Roma, quando nel telefonino di un ragazzino in stazione viene trovato un numero che porta alla ex toga.
Iniziano così pedinamenti e intercettazioni, e proprio una telefonata permette alla Polfer di sorprendere in flagranza di reato l’ex magistrato mentre in una camera d’albergo vicino a una stazione sta iniziando a compiere atti sessuali su un 16enne romeno. È presente anche un altro romeno 20enne, zio del 16enne, che dice di fare da «fornitore» di contatti di ragazzini per l’ex magistrato, in cambio a suo dire di 50 euro per mediazione.
E i soldi? Sì, ma perché – asserisce – si affezionava ai ragazzini: a qualcuno dice di aver dato i soldi per il permesso di soggiorno, al 20enne (zio del 16enne) 500 euro affinché raggiungesse in Romania moglie e figlio. Da qui anche la versione che offre di un’intercettazione in cui chiedeva al 20enne romeno di mandargli «foto ricordo»: video pedoporno di nuovi ragazzini secondo l’accusa, solo le foto della moglie e del figlio secondo l’ex magistrato. (Corriere Milano)
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