Furti, sporcizia e degrado. Così l’ex fabbrica è in mano ai rom

Milano

Milano 29 Agosto – Lordume. Silenzio, e un’estate invecchiata schiacciano i polmoni tra mura senza padroni. Si muovono in punta di piedi Edoardo Maria Brunetti, 22 anni, attivista di NoiXMilano, e Alessandro Gusmaroli, amministratore insieme a Roberta Borsa della pagina Facebook «Lambrate Informa», nell’ex mensa della Innocenti in via Rubattino.

Si cammina piano perché, da quando i padroni se ne sono andati, sono arrivati gli avvoltoi che pisciano sulle loro stesse zampe. Felpato è il passo nella Milano che puzza, sia nel senso letterale perché l’odore degli escrementi è rivoltante, sia nel senso che l’edificio che stiamo attraversando, come il suo dirimpettaio al numero 4, è occupato da oltre due anni da rumeni e tunisini, e se anche il mutismo dell’amministrazione sa questo odore non si può certo dormire sonni profumati di rose baccarat.

Pur in rovina, l’ex mensa svela una bellezza che se recuperata potrebbe dare un museo coi fiocchi, invece è un’esposizione di letti su quattro assi ma con baldacchino, coperte straccione e colorate, scarpe calpestate. Un tavolo rotondo con un mozzicone di candela e un fornello a gas fanno pensare a cene a base di superalcolici e risate, e quattro vecchie cipolle su una mensa sono ciò che resta del bottino preso da biciclette rubate e smontate, da montagnole di cavi trafugati da cui è stato estratto il rame. Un passeggino per piccoli dice che la famiglia attecchisce ovunque. Due piani. Finestre scassate, mura solide, pavimenti di micromattonelle montate alla perfezione in cui un popolo nascosto fa i suoi comodi porci. «L’assessore Marco Granelli disse che questi edifici sarebbero stati abbattuti a Natale». Brunetti e Gusmaroli annunciano una manifestazione di cittadini per il 15 settembre. Uno sgombero è già stato fatto. Inutilmente.

Abbattuti? Ma quale costruttore oggi, con l’aria di povertà che tira sul mattone, avrebbe la passione, prima, e i soldi, inoltre, per ricreare strutture del genere? Un cameriere arabo di un ristorante racconta che la sera i camionisti lasciano i camion nel parcheggio dell’Esselunga e quando tornano qualcosa è sempre sparito. Al numero 4 Ivan, noto artista di strada, ha scritto sul muro: «Una pagina bianca è una poesia nascosta». Ironia della parola, dentro al 4 di nascosto c’è la prosa fetida di merda nella polvere. «Quando venne Quinta Colonna a fare una trasmissione alcuni consiglieri Pd si sono presentati con i cartelli: “Via Rubattino è trendy ”. Peccato che dalla canna che si vede in fondo al giardino l’acqua esca 24 ore su 24 ed è acqua pubblica che paghiamo di tasca nostra».

Proposta. Lambrate piace agli espositori del Salone del Mobile. Perché non trasformare il numero 4 di via Rubattino e l’edificio denominato T9 in due «loft trendy» per il Fuori salone? Ora c’è un terzo edificio a rischio: l’ex liceo linguistico Alessandro Manzoni, lasciato a se stesso, il che vuol dire che per fare un buco nel muro come negli altri non ci vuole molta fantasia. «I rom poveri vivono così, invece i rom ricchi vivono in roulotte» dicono Edoardo e Alessandro. Ce ne saranno almeno una decina in via Cima dove i piccoli rom giocano. Edoardo e Alessandro sono ventenni. Perché fate questo? «Ricordo quando ero bambino e andavo a giocare a pallone in piazza Rimembranze. Ora sotto quegli alberi ci sono solo rom e nessun milanese osa più avvicinarsi a quella piazza. Voglio che ritorni come quando ero bambino» dice Alessandro, perché è il ricordo del profumo della nostra infanzia che fa una città.

Elena Gaiardoni   (Il Giornale)

 

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