E comunque la morte ha la voce della disperazione e dell’orrore

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Milano 29 Agosto – Chissà come il grande Picasso avrebbe rappresentato la sofferenza umana dei tanti migranti morti nelle stive dei barconi o asfissiati in un tir abbandonato. Chissà il furore, la forza della denuncia per una violenza che la morte comunque porta con sé, che grida il fallimento di un Occidente, di una cultura occidentale parolaia e incapace di mettere a punto un sistema efficace e condiviso che risolva l’emergenza immigrazione. E l’immagine di Guernica è viva, a testimoniare il sangue, la disperazione, l’ineluttabilità. Perché ancora si muore per la volontà criminale dell’uomo, per l’inerzia indifferente dell’uomo, per l’egoismo menefreghista dell’uomo. Guernica e il terrore della fuga, della madre che lancia al cielo il figlio morto e l’urlo straziante di chi protende le mani, senza speranza. Guernica per dire basta alla guerra, all’ingiustizia, all’orrore della morte senza un perché. Guernica per capire con l’arte lo strazio dei morti soffocati, senza una via di scampo, vittime di un disegno sanguinario e intollerabile che rappresenta il fallimento della cosiddetta civiltà.

E se questa è la globalizzazione, se questo è il modo di occuparsi e preoccuparsi dei popoli meno fortunati, se questa è la politica che si inebria di parole senza costruire, vergogniamoci di essere uomini pensanti e razionali. La pietas è un sentimento di compassione doverosa e attiene al cuore. E’ notizia di ieri riportata dall’Ansa: “ Secondo una ricostruzione della Bbc, uno dei barconi aveva a bordo circa 50 persone mentre il secondo, che è affondato molto dopo, trasportava 400 passeggeri. Nel Canale di Sicilia l’incidente con il bilancio più pesante resta quello del 18 aprile scorso: circa 700 le vittime, la strage più grave dal dopoguerra.

La Libia, con la sua crisi interna che spacca il paese in vari pezzi e favorisce l’infiltrazione dell’Isis, è terra da cui salpano molti barconi allestiti dai trafficanti di esseri umani grazie proprio alla carenza di controlli provocata dall’instabile situazione. Zuwara è notoriamente un punto da cui salpano molti i barconi.”  E Panorama riferisce “L’orrore è lo stesso, ma aumenta lo sconcerto in Austria per l’innalzarsi del numero dei corpi ritrovati nel Tir abbandonato lungo l’autostrada: non più 50, ma addirittura 71, quasi sicuramente profughi da Siria e Afghanistan, tra cui 8 donne e 4 bambini.”

Ma là, esattamente al centro dell’opera, sullo sfondo, Picasso dipinge un fiore intatto, simbolo della vita e della speranza, contro il sonno della ragione.

 

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