Siamo sicuri che il problema della Scuola Cattolica sia l’Ici?

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Milano 26 Luglio – La Cassazione ha deciso che, curiosamente, le scuole gestite da Religiosi, con programmi Religiosi e, soprattutto, una sanzione Religiosa, non sono luoghi in cui si esprime il Culto al Signore. Per carità, il golpe giudiziario ha visto episodi più gravi. Questo rischia di costare allo Stato solo 6 miliardi, i soldi che le famiglie pagano pur di salvare i propri figli da quel disastro millenario della scuola pubblica. Le conseguenze sono ovvie per tutti. Io, però, mi permetterei sommessamente di fare una riflessione più profonda: si può davvero insegnare l’amore per Dio  la Sua Parola prendendo soldi dalla Sgualdrina di Babilonia, anche detta Stato Centrale? In altre parole, l’essere paritari con il disastro educativo accennato poc’anzi, siamo sicuri sia una nota di merito? Don Bosco avrebbe gioito di essere reso uguale alla scuola atea e anticlericale del Piemonte Risorgimentale? Io non credo, sommessamente, che debba essere questo il traguardo. Anche perchè, dopotutto il Diavolo si nasconde nei dettagli, ci sarebbe la non irrilevante questione del gender. Quella bizzarra teoria per cui ogni persona potrebbe decidere cosa essere. Uomo, donna, qualcosa in mezzo, progenie di Chtulhu. Quello che si vuole, insomma. Ecco, questa balzana teoria, fortemente sponsorizzata dal mondo gay, sta diventando fortemente pervasiva, incoraggiata anche dalla presunta esigenza di spiegare ai bambini il matrimonio omosessuale. Ottimo, tutto questo sta avvelenando la scuola pubblica. Ma per quanto potrà mantenersi pura la scuola Cattolica?

Il tema non è dei più agevoli, e non è la prima volta che il problema si pone. Ricordiamo la provocazione, ma mica tanto a pensarci, di Costanza Miriano che propose di staccare il matrimonio religioso da quello civile. Il cuore della questione rimane lo stesso: se lo Stato, da Ladro, si fa anche immorale come possiamo, come cattolici, cercarne l’approvazione? Non siamo ancora alla necessità della ribellione, ma siamo ben oltre l’obbligo di fedeltà cieca ed assoluta. Certo, qui si parla di soldi ed opportunità per i più poveri. Ma ha senso fornire istruzione corrotta, moralmente ed economicamente, a più ragazzi, invece di una più adamantina a meno persone? E soprattutto, saranno davvero meno, davanti allo sfacelo dell’intero sistema scolastico, oggi più che mai parcheggio di voti? O l’alternativa di una scuola davvero libera non sarà, convintamente, scelta da più persone? Non ho certezze da condividere, se non quella che se Dio è con noi, chi può esserci contro?

In ultimo vorrei segnalare una meritoria iniziativa di Rete Liberale, soprattutto nella persona di Nicoletta Di Giovanni, per una scuola, pubblica o privata, Libera. Libera, innanzitutto, dall’ideologia. E poi dalla volontà, tirannica, di sostituirsi alle famiglie come distributrice di valori morali. Una cosa da regime sovietico, più che da democrazia liberale. Insomma una scuola che possa, moralmente, dirsi pari a quella religiosa. Senza imporre a quest’ultima di abbassarsi al livello della scuola statale odierna. Ed ai suoi disastri educativi.

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