Imposta di Successione:  Revisione ? Eliminare le imposte ipotecarie e catastali in caso di successione di immobili – Il parere del Presidente di Assoedilizia

Economia e Diritto

Milano 28 Settembre – L’imposta ipotecaria e l’imposta catastale vanno nuovamente assorbite nell’imposta principale di successione.

A proposito del ventilato restyling dell’imposta di successione, peraltro smentito proprio ieri l’altro dal vice Ministro Luigi Casero, occorre intendersi bene.

Tale imposta, nel nostro sistema fiscale gia’ esiste ed e’ molto gravosa incidendo, nella successione diretta tra genitori e figli ( tra imposta principale ed imposte ipotecarie e catastali e presunzione di possesso di mobili, gioielli etc. ) con un costo complessivo pari al 7,4 % del valore immobiliare.

I proprietari immobiliari, inoltre, pagano gia’ annualmente un’imposta patrimoniale ordinaria ( IMU e TASI ) che vale, di per se’, un quarto delle imposte che si affrontano in caso di successione.

Quindi, ogni 4 anni gli immobili-risparmio “scontano” il costo fiscale di una successione, pari come dicevamo al 7,4 % in casi di successione diretta.

Pertanto, parlare di ripristino e di introduzione dell’imposta di successione , come ha fatto qualche commentatore, e’ assai generico e si presta a seri equivoci, visto che l’imposta e’ gia’ stata ripristinata dopo anni di abolizione.

L’unico caso che conosciamo di abolizione, in via di principio, dell’imposta successoria e’ quello relativo agli immobili  storico-monumentali.

Ma non pensiamo minimamente che ci si possa riferire a questo caso, sia pure nella previsione di un assoggettamento impositivo limitato agli immobili storici produttivi di reddito effettivo.

Sempre per rimanere nella fiscalita’ immobiliare, l’altro caso di esenzione, ma solo per una fascia di valore, riguarda la franchigia ordinariamente prevista per tutte le successioni: 1 milione per ogni erede discendente in linea retta.

Va detto che  in Italia l’ imposta ereditaria, che grava, nel suo attuale assetto, principalmente sugli immobili intestati alle persone fisiche (in massima parte abitazioni)  per i quali il carico fiscale complessivo, tra imposta principale (aliquote del 4-6-8 % a seconda delle categorie di eredi )  ed imposte ipocatastali ( 3 %, le quali nell’antico regime erano assorbite nell’imposta principale,mentre ora si cumulano) raggiunge rispettivamente  il 7,4-9,6-e l’ 11,8 % della base imponibile immobiliare ( sempre rispettivamente alle medesime categorie di eredi), per via delle ipocatastali e della  presunzione di possesso di beni mobili.

Con la riforma del catasto in corso, che innalzera’ sensibilmente il valore degli immobili e quindi la base impositiva, l’imposta di successione, gia’ nella forma attualmente esistente, assumera’ una portata espropriativa.

L’immobile non è un bene che si possa vendere a fette per pagare le tasse; da qui il rischio di svendita ove si tratti di fare cassa per fronteggiare l’imposta, che equivale ad una parte non irrilevante dell’intero valore.

Piu’ che un inasprimento, occorrerebbe dunque una riduzione dell’impatto dell’attuale successione: ad esempio eliminando le imposte ipotecarie e quelle catastali (o sottoponendole a tassazione fissa di 168 euro) al fine di equiparare sul piano dell’incidenza fiscale tutte le fattispecie successorie.

Non è solo una questione di equita’ generale. Questa imposta infatti non è di alcuna utilita’ sociale, per le casse erariali, perche’ il suo gettito risulta assolutamente irrilevante (500 milioni, contro i 53 miliardi del gettito della fiscalita’ immobiliare ed i 425 miliardi di entrate tributarie complessive); mentre per chi vi incappa è una vera tagliola che porta anche alla svendita dei patrimoni per poterla fronteggiare, tanto da assumere dunque una connotazione ideologica e punitiva.

E sicuramente un suo inasprimento sarebbe causa di un ulteriore calo di fiducia nell’investimento immobiliare: e’ per certo cio’ di cui la nostra economia non ha bisogno.

Un Governo che si preoccupi di tutelare l’investimento privato nella casa, alla luce non solo dell’esigenza della sua concorrenzialita’ economica, ma anche del suo ruolo sociale quale volano della funzione abitativa, non puo’ tralasciare di rivedere la materia relativa a questo tributo. Ma solo per ridurne il complessivo carico fiscale.

Achille Colombo Clerici – Presidente Assoedilizia

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