Lo sgombero dei rom per la giunta milanese è come il gioco dell’oca

Milano 23 Maggio – Ieri (ndr lunedì) a Palazzo Marino si sono riunite un po’ di Commissioni comunali per discutere della «Presenza di carovane e comunità rom, sinti e caminanti in vari quartieri della città» e naturalmente della «Situazione complessiva ed azioni intraprese dalle diverse direzioni in ordine alle politiche sociali e di sicurezza». In pratica la questione si è risolta in una stuolata di numeri tesi ad evidenziare quanto gli assessori siano stati bravi a gestire la situazione.

Non vi annoiamo con le cifre, tanto il risultato è sempre quello: le carovane rom si spostano da una parte all’altra della città inanellando uno sgombero dietro l’altro. Ma sempre a Milano restano. Motivo per il quale tutto il lavoro evidenziato ieri ha una validità prossima allo zero. Del resto sono anni che lo stesso Comune di Milano (indipendentemente dal sindaco) da quando governa la sinistra ci spiega che molte delle politiche di integrazione messe in cantiere vengono rifiutate dagli stessi rom, che a lasciare la loro vita tra roulotte e campi non ci pensano proprio. Succede ogni volta che il Comune decide di sgomberare un campo: si mette mano al portafogli (dei milanesi) per convincere queste persone a trasferirsi in una bella casa (e gli italiani in coda per un alloggio popolare?) o in un campo nuovo di zecca con tutti i confort e le prescrizioni di legge. E per tutta risposta si ritrovano a sgomberare campi vuoti che tornano a riempirsi dopo un paio di giorni per mano delle stesse persone.

Insomma il Comune dice di aver fatto qualcosa come 8.500 sgomberi, uno più uno meno. In realtà Palazzo Marino ha messo su un immenso gioco dell’Oca, che al posto della casella finale che designa il vincitore ha una sorta distargateche riporta buoni e cattivi nuovamente alla casella di partenza. Il tutto nella speranza che i milanesi non si accorgano di nulla. Peccato che ormai girare a Milano (anche di giorno) sia diventato pericoloso quanto nella New York nel pre Rudolph Giuliani, il sindaco della tolleranza zero. E Dio solo sa quanto avremmo bisogno di un Rudy anche qui a presidiare non solo i campi rom, ma anche il Duomo e la Centrale.

Fabio Rubini (Libero)

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