Chat sessista con le foto delle passeggere sui mezzi Atm: i pm chiedono l’archiviazione

Cronaca

La Procura di Milano chiede l’archiviazione dell’inchiesta sulla chat denominata “Ticinese staff”, nella quale venivano condivise e commentate immagini di donne riprese dalle videocamere di sorveglianza dei mezzi pubblici milanesi, accompagnate da messaggi sessisti. La richiesta, presentata nei giorni scorsi, riguarda il fascicolo aperto lo scorso giugno per accesso abusivo a sistema informatico. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, tuttavia, non sarebbero stati riscontrati elementi sufficienti per sostenere contestazioni penali in un eventuale processo.
La vicenda aveva suscitato forte attenzione dopo che, nei giorni precedenti all’apertura dell’inchiesta, una passeggera aveva fotografato un dipendente di Atm mentre guardava proprio la chat. A metà giugno l’uomo era stato iscritto nel registro degli indagati. Nell’ambito delle indagini erano state inoltre eseguite perquisizioni nei confronti di altri quattro colleghi, con il sequestro di telefoni cellulari e dispositivi elettronici.

L’esposto di Atm e le indagini della Polizia locale

L’inchiesta era partita da un esposto presentato dalla stessa Atm, l’azienda dei trasporti milanesi, che si era attivata per chiarire quanto accaduto. I dipendenti coinvolti erano stati sospesi, anche dalla retribuzione.
Gli accertamenti erano stati condotti dalla Polizia Locale, sotto il coordinamento dei pubblici ministeri Grazia Colacicco e Carlo Enea Parodi e dell’aggiunto Paolo Ielo, nell’ambito della Procura diretta da Marcello Viola.
L’ipotesi iniziale era che dietro la circolazione delle immagini potesse esserci un accesso abusivo ai sistemi informatici di sicurezza dei mezzi. Un’eventualità che avrebbe potuto aprire uno scenario ben più ampio, con possibili intrusioni nelle infrastrutture di sorveglianza e una diffusione non autorizzata delle immagini registrate.
Le verifiche, però, non avrebbero confermato questa ricostruzione. Fin dai primi accertamenti era emerso che le fotografie non sarebbero state ottenute attraverso intrusioni nei sistemi informatici, ma scattando direttamente le immagini visualizzate sui monitor interni dei mezzi.

La chat, meno di dieci partecipanti

Nel corso dell’indagine sono state esaminate anche le copie forensi dei telefoni e degli altri dispositivi sequestrati durante le perquisizioni. Le analisi hanno consentito di ricostruire alcuni aspetti della chat, che avrebbe avuto un numero limitato di partecipanti: meno di dieci persone, tra cui anche un ex dipendente ormai in pensione.
All’interno del gruppo venivano scambiati messaggi su diversi argomenti, oltre alle fotografie di donne riprese dai sistemi di videosorveglianza dei mezzi Atm, che venivano condivise e accompagnate da commenti sessisti.
L’assenza di riscontri su un sistema più esteso di accessi abusivi e la natura degli elementi raccolti hanno portato i pubblici ministeri a chiedere l’archiviazione del procedimento.
La richiesta non equivale, però, a una decisione definitiva: spetterà ora al giudice per le indagini preliminari valutare l’istanza e stabilire se accoglierla.

La richiesta di archiviazione non chiude ancora il caso

La vicenda giudiziaria si avvia dunque verso una possibile conclusione sul piano penale, almeno per l’ipotesi di reato su cui si concentrava il fascicolo. Gli investigatori avevano verificato la possibilità che la circolazione delle immagini fosse legata a un accesso abusivo ai sistemi di sicurezza, ma questa ipotesi non avrebbe trovato conferme.
Resta il tema della condotta emersa: l’utilizzo e la condivisione, all’interno di una chat privata, di immagini di passeggere riprese dai monitor di sorveglianza e accompagnate da commenti sessisti. La richiesta della Procura riguarda l’eventuale rilevanza penale dei fatti contestati nel procedimento; non significa che la condotta sia stata ritenuta corretta o che ogni possibile profilo di responsabilità sia stato automaticamente escluso.
Per ora, la Procura ha chiesto di archiviare. La parola finale sull’istanza spetta al gip.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.