I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità
Con Cecilia Gallerani, immortalata da Leonardo nel celeberrimo dipinto La Dama con l’ermellino, concludiamo il ciclo dedicato alle donne del potere e del Rinascimento.
Cecilia è nata a Milano nei primi mesi del 1473, figlia di Fazio Gallerani e Margherita Busti, appartenenti a una famiglia proprietaria di vasti terreni a Monza, Carugate, Agrate e nell’alta Brianza e inserita nell’ambiente amministrativo degli Sforza. Il padre è stato ambasciatore a Firenze e a Lucca.

Rimasta presto orfana, Cecilia ha ricevuto un’educazione insolitamente accurata per una giovane del tempo. Nel 1483, appena decenne, è stata promessa in matrimonio a Giovanni Stefano Visconti, molto più anziano di lei; il matrimonio, tuttavia, non è stato celebrato e il fidanzamento è stato formalmente sciolto nel 1487. Poco dopo Cecilia è entrata nella vita di Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, allora vero dominatore politico di Milano.
Non si conosce con precisione il momento in cui è iniziata la relazione. Nel 1489 Cecilia non abitava più con la famiglia: nel novembre 1490 l’ambasciatore ferrarese Giacomo Trotti l’ha descritta come la donna amata dal Moro, presente accanto a lui anche nel Castello Sforzesco e già incinta. L’ha definita, significativamente, “bella come un fiore”.
La situazione è diventata particolarmente delicata perché Ludovico era promesso da anni a Beatrice d’Este, che ha sposato nel gennaio 1491. Cecilia era ancora incinta e il rapporto con Ludovico non è cessato immediatamente dopo le nozze. Beatrice non ha accettato quella presenza a corte e ha esercitato forti pressioni perché Cecilia venisse allontanata.
Il 3 maggio 1491 Cecilia ha dato alla luce Cesare, figlio naturale di Ludovico. Pochi giorni dopo, il 18 maggio, il Moro le ha assegnato il feudo di Saronno. Anche quando la relazione sentimentale è terminata, dunque, Ludovico ha continuato a proteggerla e soprattutto si è occupato del figlio.
Questo episodio consente anche di precisare il rapporto con Beatrice d’Este: Cecilia non è stata semplicemente “cacciata” da un giorno all’altro. L’allontanamento è avvenuto progressivamente e Ludovico ha cercato per qualche tempo di conciliare la nuova moglie con la sistemazione della sua precedente amante.
È proprio negli anni della relazione con Ludovico che Leonardo da Vinci ha realizzato, probabilmente intorno al 1489-1490, il celeberrimo ritratto di Cecilia la Dama con l’ermellino, oggi conservato a Cracovia.
L’identificazione non si è basata soltanto sulla tradizione. L’ermellino ha assunto diversi significati. In greco il nome dell’animale, galé, poteva alludere foneticamente a Gallerani; inoltre Ludovico il Moro aveva ricevuto nel 1488 un’onorificenza legata all’Ordine dell’Ermellino. Infine l’animale era considerato simbolo di purezza.
Il quadro ha rappresentato una straordinaria novità anche per un altro motivo: Cecilia non è stata raffigurata rigida e frontale come nei normali ritratti di corte. Il corpo e il volto sono stati colti in movimento, ruotati verso qualcosa o qualcuno che si trovava fuori dal quadro.
Cecilia è stata conosciuta per la sua cultura e per la capacità di conversazione. Ha frequentato poeti e letterati, fra i quali Bernardo Bellincioni, e secondo le testimonianze dell’epoca componeva anche versi in latino. Matteo Bandello ne ha ricordato successivamente le qualità intellettuali.
Dopo la fine del rapporto con Ludovico, Cecilia non è scomparsa affatto dalla scena. Nel 1492 ha sposato Ludovico Carminati de’ Brambilla, detto il Bergamino, appartenente a una famiglia fedelissima agli Sforza.
Nel Palazzo Carmagnola di Milano, che Ludovico aveva destinato al figlio Cesare e del quale abbiamo scritto in un precedente articolo, Cecilia ha creato una sorta di piccola corte culturale, frequentata da letterati e personaggi politici. Nel 1496 vi ha ricevuto persino alcuni ambasciatori veneziani, giunti a Milano per incontrare il Moro.

Quando nel 1499 Ludovico ha perso Milano, conquistata dai Francesi, anche Cecilia e il marito hanno dovuto temporaneamente fuggire, trovando protezione presso Isabella d’Este a Mantova, con la quale Cecilia aveva mantenuto ottimi rapporti. Successivamente Cecilia è riuscita a recuperare i propri beni e ha continuato a frequentare il mondo letterario anche sotto la dominazione francese. Una lettera del 1512 ha testimoniato ancora i suoi contatti con uomini di cultura.
Negli ultimi anni ha vissuto soprattutto a San Giovanni in Croce, nel Cremonese, dove la famiglia del marito possedeva il castello. La data esatta della morte non è stata documentata. Una tradizione storiografica risalente a Felice Calvi ha indicato che Cecilia è vissuta “fino verso l’anno 1536”. Avrebbe quindi avuto circa 63 anni. Probabilmente è stata sepolta nella chiesa di San Zavedro a San Giovanni in Croce, nella cappella della famiglia Carminati, ma anche questa indicazione non è stata accertata con certezza.
Una curiosità. A Monza è esistita fino a pochi decenni fa una roggia fatta realizzare da Fazio Gallerani, padre di Cecilia, per irrigare i propri terreni e quelli di altri proprietari associati. La roggia è stata successivamente interratae il suo tracciato è stato trasformato in una strada, che ha conservato il nome, lievemente modificato, di via Gallarana.
Ben Sicchiero
A cura di Assoedilizia informa
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