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Neonato abbandonato a Cinisello, l’appello: più prevenzione e nuove Culle per la Vita

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La vicenda del neonato abbandonato a Cinisello Balsamo pone una domanda che va oltre la cronaca: come si può intervenire prima che una maternità vissuta nella solitudine e nella disperazione precipiti in un gesto estremo? A sollecitare una risposta concreta è il Laboratorio Società e Salute di MI’mpegno, che chiede alle istituzioni più prevenzione, sostegno alle donne in difficoltà e nuove Culle per la Vita nelle strutture sanitarie del territorio.

«Non possiamo limitarci a cercare colpevoli. Dobbiamo chiederci come sia possibile che una donna arrivi a sentirsi così sola da non vedere alcuna alternativa», afferma Nadia Rovelli, presidente dell’Ordine della professione di ostetrica/o interprovinciale di Bergamo, Cremona, Como, Lecco, Lodi, Milano, Monza Brianza e Sondrio e componente del Laboratorio Società e Salute. Un invito a comprendere le condizioni che possono precedere episodi tanto drammatici, senza giustificarli, e a costruire strumenti capaci di intercettare il disagio.

Il primo terreno su cui intervenire, secondo MI’mpegno, è quello educativo. Da anni il Laboratorio promuove all’Istituto Lagrange un percorso sulla genitorialità responsabile, sull’educazione affettiva e sulla responsabilità nelle relazioni. L’obiettivo è trasformare questa esperienza in una buona prassi da estendere progressivamente alle scuole secondarie lombarde.

«L’educazione resta il primo e più importante strumento di prevenzione», sottolinea Angelo Pezzi, direttore di Anestesia e Rianimazione del Bassini e coordinatore del Laboratorio Società e Salute di MI’mpegno. «Da anni incontriamo centinaia di studenti dell’Istituto Lagrange per affrontare temi come affettività, responsabilità, famiglia e genitorialità consapevole». La richiesta è che questo lavoro venga riconosciuto e diventi un progetto strutturato: parlare ai giovani prima che emergano situazioni di fragilità significa offrire conoscenze e riferimenti a cui rivolgersi nel momento del bisogno.

Accanto alla scuola, il Laboratorio propone un Piano Territoriale per la Vita. Tra le misure indicate figurano l’installazione di nuove Culle per la Vita nelle principali strutture sanitarie, una campagna permanente di informazione sul parto in anonimato e sui servizi di sostegno alla maternità, il rafforzamento dei consultori familiari e del supporto psicologico. A questi interventi si aggiungono sportelli dedicati alle maternità fragili e una rete stabile tra scuole, servizi sociali, ATS, associazioni e terzo settore.

«La tutela della vita non può essere materia da affrontare soltanto dopo una tragedia», dichiara Carmelo Ferraro, presidente del Comitato MI’mpegno. «Occorre una vera assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e della politica. È necessario investire nella prevenzione, sostenere le donne in difficoltà e garantire che nessuno si senta abbandonato».

L’appello è rivolto a Comuni, Regione Lombardia, ATS, ASST, istituzioni scolastiche e realtà del terzo settore, affinché si apra un confronto operativo. Il punto è rendere il sostegno riconoscibile e accessibile: una donna in difficoltà deve sapere dove andare, a chi chiedere aiuto e quali alternative esistono. È su questa capacità di arrivare prima, proteggendo insieme il bambino e la madre, che le istituzioni sono chiamate a dare una risposta.

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