L’AI scopre che l’invecchiamento del nostro cervello ha ritmi diversi: l’emisfero destro declina prima

Attualità
Uno studio condotto con l’intelligenza artificiale rivela che le diverse aree cerebrali non invecchiano allo stesso ritmo: i lobi legati alla memoria e il lato destro mostrano un’età biologica più avanzata.

Il cervello non invecchia in modo omogeneo. Un nuovo studio basato sull’intelligenza artificiale ha dimostrato che le singole regioni cerebrali seguono orologi biologici differenti, con una tendenza marcata dell’emisfero destro ad mostrare un’età biologica più avanzata rispetto a quello sinistro.

Una nuova mappa ad alta precisione

L’analisi classica tramite risonanza magnetica offriva finora soltanto un’indicazione sintetica dell’età cerebrale complessiva. I ricercatori, attraverso uno studio pubblicato sulla rivista PNAS, hanno rivoluzionato questo approccio sviluppando una vera e propria mappa geografica dei processi di invecchiamento interno all’organo.

I dati sono stati elaborati addestrando un sistema di intelligenza artificiale su circa 15.000 scansioni cerebrali di individui sani di età compresa tra 19 e 100 anni. Successivamente, la tecnologia è stata testata su un campione di circa 2.000 persone, suddivise tra soggetti sani, individui con lieve decadimento cognitivo e pazienti affetti da Alzheimer.

Le aree più vulnerabili

Dall’analisi delle scansioni dei soggetti sani sono emersi pattern precisi:

  • Lobi frontali e temporali: le zone deputate al pensiero complesso e ai processi mnemonici mostrano un’età biologica più avanzata rispetto alle aree posteriori legate alla visione.

  • Morfologia della corteccia: i solchi (gli avvallamenti della superficie cerebrale) risultano biologicamente più vecchi rispetto ai giri (le parti in rilievo).

  • Asimmetria emisferica: l’emisfero destro tende a mostrare segni di invecchiamento più precoci rispetto al sinistro, un fenomeno del quale la comunità scientifica deve ancora chiarire le cause sottostanti.

Mappa locale e patologie neurodegenerative

Nei pazienti colpiti da Alzheimer, il modello di IA ha evidenziato un’accelerazione dell’invecchiamento nelle aree storicamente legate alla malattia, quali ippocampo, pallidum e putamen.

Tuttavia, gli autori della ricerca invitano alla cautela nell’interpretazione dei risultati individuali. Rilevare un’età biologica locale più avanzata in una determinata area non implica automaticamente lo sviluppo di forme di demenza. Saranno necessari studi longitudinali su periodi prolungati per comprendere se queste discrepanze locali possano diventare indicatori precoci di salute cerebrale.

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