La nuova mostra di HIGHLINE Milano “GUARDARE FINO AL CIELO”: quando lo sguardo diventa memoria

Cultura e spettacolo

“Quanto più da vicino si guarda una parola, tanto più lontano essa guarda a sua volta”. È da questa riflessione di Karl Kraus che prende avvio “GUARDARE FINO AL CIELO”, la nuova mostra di HIGHLINE Milano (highlinegalleria.it/) a cura di Carla Gerbino, visitabile fino al 2 novembre 2026.

Non solo una riflessione, ma anche una domanda essenziale che dà origine alla mostra: Come riconosciamo ciò che vediamo? Quando un’immagine diventa riconoscibile e in che modo ciò che vediamo contribuisce a costruire la nostra identità e la nostra memoria?

Il progetto evolve dall’incontro tra la pittura di Letizia Prestipino, le immagini in movimento di Stefano Cozzi e la composizione musicale di Giovanni Zof, in un’installazione che mette in relazione linguaggi differenti per indagare il ruolo delle immagini nella costruzione dell’identità e della memoria.

Nella sua fase di avvio, la video installazione e il progetto espositivo sono stati oggetto di progettazione attiva insieme a Ginevra Addis, Adjunct Professor e storica dell’arte, nell’ambito del corso di laurea magistrale in Economics and Management of Art, Culture and Entertainment – Università Cattolica del Sacro Cuore (UCSC) e,  secondo una diversa declinazione, nel laboratorio BIODIVERSITÀ, ARTE CONTEMPORANEA E TURISMO SOSTENIBILE, parte del Corso di Laurea Triennale in Scienze del Turismo e Comunità Locale – Università degli Studi di Milano-Bicocca (UNIMIB). Il laboratorio ha esplorato la convergenza tra estetica artistica contemporanea e biodiversità nelle istituzioni culturali, indagando il ruolo dell’arte nella valorizzazione degli ecosistemi e considerando la biodiversità sia una norma ambientale sia un elemento dell’identità culturale.

All’interno della Sala degli Orologi, spazio storico della Galleria Vittorio Emanuele II,  trasformato da HIGHLINE in un luogo dedicato all’arte contemporanea, il visitatore è invitato a intraprendere un percorso nel quale le immagini non si offrono immediatamente allo sguardo, ma emergono progressivamente attraverso dettagli, stratificazioni, sovrapposizioni e frammenti. In questo contesto, la mostra assume un significato particolare: guardare dall’alto non significa soltanto vedere di più, ma vedere diversamente.

Tre nuclei per costruire un’immagine

Il percorso di “GUARDARE FINO AL CIELO” si articola in tre nuclei di ricerca, intesi non come sezioni separate ma come passaggi di una stessa esperienza, che accompagnano il visitatore attraverso una riflessione progressiva sulla natura dello sguardo. Il progetto mette in relazione percezione, presenza e memoria, seguendo un movimento che conduce dall’incertezza del riconoscimento alla consapevolezza di essere parte stessa di ciò che osserviamo, fino alla dimensione mutevole del ricordo.

La soglia tra nitido e indistinto si confonde nelle opere di Prestipino, rilette dallo sguardo fotografico di Cozzi attraverso l’attenzione al dettaglio; per poi passare il testimone alla presenza di persone, performer e passanti negli spazi della Galleria Vittorio Emanuele II e di Piazza Duomo, colti nel loro rapporto con lo spazio e con lo sguardo di chi li osserva; concludendo, infine, con la memoria, intesa come una dimensione nella quale immagini e frammenti del passato continuano a modificarsi nel presente.

SKYBRIDGE: Milano attraverso nuovi punti di vista

Prima di accedere alla mostra “GUARDARE FINO AL CIELO”, sullo Skybridge di Highline Milano è possibile ammirare il progetto fotografico realizzato dagli studenti dell’Istituto Italiano di Fotografia Mauro Abbatescianna, Gian Luigi Bonaccorti e Benni Giammari, con il contributo di Lomography. Attraverso la fotografia analogica e la tecnica della doppia esposizione, gli autori reinterpretano la Galleria Vittorio Emanuele II e lo skyline di Milano, creando immagini in cui realtà, astrazione e casualità si incontrano.

“GUARDARE FINO AL CIELO” nasce come un invito a rallentare lo sguardo e a lasciare che le immagini abbiano il tempo di trasformarsi davanti a noi. Guardare significa avvicinarsi, allontanarsi, mettere in relazione ciò che appare con ciò che ricordiamo. In questo spazio tra presenza e distanza, l’immagine non è mai definitiva, ma continua a restituire qualcosa di nuovo a ogni osservazione. È una riflessione che dialoga con l’aura di Walter Benjamin e che trova nella Sala degli Orologi un luogo particolarmente significativo: uno spazio un tempo dedicato a scandire il tempo della città, oggi restituito a un’esperienza diversa, quella del tempo necessario per guardare davvero.” – dichiara Carla Gerbino di Highline Milano, curatrice del progetto.

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