È durato poco più di una sera l’evento che doveva catapultare Milano in tutto il mondo.
Stiamo parlando di Vogue World, iniziativa voluta fortemente da Anna Wintour in parallelo alla fashion week.
Come se non fosse abbastanza.
Un evento promozionato come charity in cui i fondi verranno devoluti alla riqualificazione della biblioteca di Quarto Oggiaro, un modo furbo di quando la moda vuole essere frivola ma non giudicata, il charity washing.
Dichiarato come “inclusivo” si è rivelato una stravaganza esclusiva per pochi eletti.
Il parterre degno di un circo di Moira Orfei del tempo che fu.
Nell’ordine abbiamo visto la diva mondiale che non si rassegna al passare del tempo. Il cantante pseudoimpegnato che non disdegna il frivolo. Figlie di famosi lanciate come indossatrici. Ex top model o in procinto di essere ex sempre in cerca di un riflettore. Stilisti in declino ma ancora in guest list nonostante il disarmo e la debacle dei loro marchi.
Il trionfo del futile fatto passare per fondamentale, quando un capriccio di una celeb della moda diventa il diktat di una città.
Il luogo scelto il più iconico di Milano, la Galleria Vittorio Emanuele II.
Di fronte a tutto questo luccichio di lustrini un pensiero non può che andare a chi qui vi trovò volontariamente la morte nel 1877.

Chissà se il fantasma di Mengoni non avrà assistito perplesso a questo carosello di una sera.
Giuseppe Mengoni classe 1829, originario della provincia di Imola, laureato all’Accademia Pontificia di Belle Arti, combattente contro gli Austriaci approfondisce nei suoi studi anche le caratteristiche delle costruzioni in ferro.
Ingegnere ferroviario, lavora a Bologna per diverso tempo, non senza l’amarezza bel vedere copiati i propri progetti.
Nel 1861 vince il concorso per il rifacimento del centro di Milano da lui concepito come un vero e proprio salotto con la Galleria che raccorda Piazza Duomo a Piazza della Scala.
Oggi è considerata il primo centro commerciale della storia.
Del gigantesco progetto del Mengoni non venne realizzata appunto che la Galleria e questo tra le crescenti e continue polemiche.
L’asprezza di queste critiche, il continuo denigrare l’opera durarono fino alla fine dei lavori della Galleria Vittorio Emanuele II.
Che venne terminata il 30 dicembre 1877 e che sarebbe stata inaugurata il giorno dopo.
Proprio il 30 dicembre però, Giuseppe Mengoni cadde da una impalcatura della sua galleria, perdendo la vita.
Gesto volontario o fatalità non si saprà mai.
Chissà cosa avrebbe pensato nel vedere oggi la sua opera celebrata in tutto il mondo scelta per un evento modaiolo.
Mengoni viene ricordato al Cimitero Monumentale con una statua di Francesco Barzaghi, al quale verrà aggiunta la figlia che morirà tre anni dopo.
Eleonora Prina
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