Il Museo di Storia Naturale ospita, fino all’8 novembre 2026, la mostra “L’Era Plasteozoica. Una distopia ecologica”, progetto sviluppato dal collettivo dominicano Pictoria Newhouse, formato dalle artiste visive, fotografe e architette Victoria Thomen e Guadalupe Casasnovas.
Presentato per la prima volta a Milano, il progetto immagina un futuro eco-distopico nel quale gli animali sembrano essere progressivamente scomparsi, sostituiti da esemplari in plastica. Uccelli, insetti, rettili ed esemplari marini artificiali occupano paesaggi naturali alterati, trasformandosi in falsi reperti e organismi di una zoologia impossibile.
Attraverso fotografie, installazioni, disegni e schede tassonomiche immaginarie, Pictoria Newhouse costruisce un archivio naturale del futuro. Le opere adottano il linguaggio della classificazione scientifica per descrivere un ecosistema nel quale il confine tra natura e artificio, organismo e rifiuto, documento e invenzione non è più riconoscibile.
La mostra non presenta la plastica soltanto come materiale inquinante, ma come una materia capace di persistere, integrarsi negli ambienti e diventare una delle tracce più durevoli lasciate dall’essere umano sul pianeta.
In questo senso l’esposizione si inserisce nel programma di Tracce, il primo dei quattro nuclei tematici del percorso multidisciplinare e quadriennale promosso dagli Istituti Scientifici del Comune – Museo di Storia Naturale, Acquario Civico e Planetario – dedicato al dialogo tra scienza e arte: un invito a interrogare ciò che resta dopo lo sfruttamento, a osservare i segni lasciati dalle trasformazioni ambientali e a riflettere sulle possibilità di rigenerazione.
L’Era Plasteozoica nasce da una spedizione fotografica alla Laguna de los Flamencos, sull’isola di Saona, nella Repubblica Dominicana. L’assenza della fauna che dà nome al luogo e la presenza di residui, detriti e resti animali hanno generato la domanda che attraversa l’intero progetto: saremo costretti a fabbricare la nostra fauna per poterla rappresentare?
La relazione tra il Museo di Storia Naturale, la Repubblica Dominicana e le opere di Pictoria Newhouse è sottolineata in mostra anche dalla presenza di alcuni esemplari delle collezioni del Museo – un fenicottero tassidermizzato e due rettili dominicani conservati in alcool inviati negli anni Trenta dalla Stazione Agronomica di Moca. Agli esemplari della fauna dominicana raccolta, studiata e conservata nel Novecento, si affiancano così fotografie, animali artificiali e classificazioni fittizie, evocando un futuro nel quale la natura potrebbe sopravvivere soltanto attraverso immagini, reperti e sostituti industriali.
La visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso al Museo di Storia Naturale.
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