Isabella D’aragona, emarginata a Milano e governatrice a Bari

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I luoghi di Milano tra storia, leggenda e attualità

Isabella d’Aragona nacque a Napoli nel 1470, figlia di Alfonso d’Aragona, futuro re di Napoli, e di Ippolita Maria Sforza. Per parte di madre apparteneva dunque già alla famiglia che governava Milano. Cresciuta nella raffinata corte aragonese, ricevette un’educazione degna di una principessa destinata a svolgere un ruolo politico di primo piano.

Nel 1489 sposò Gian Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, dal quale ebbe quattro figli: Francesco (1491), l’erede maschio; Bianca (1493), morta bambina; Bona (1494), futura regina di Polonia; Ippolita (1495), anche lei morta in tenera età.

Castel Capuano di Napoli in una ricostruzione d’epoca

Il matrimonio avrebbe dovuto consolidare i rapporti tra il Regno di Napoli e il Ducato milanese, ma Isabella si trovò presto al centro di una situazione assai diversa da quella immaginata. Gian Galeazzo possedeva infatti il titolo ducale, mentre il potere reale era saldamente nelle mani dello zio Ludovico il Moro.

La posizione di Isabella divenne ancora più difficile dopo il matrimonio di Ludovico con Beatrice d’Este. A corte esistevano così, di fatto, due coppie ducali: quella legittima, formata da Gian Galeazzo e Isabella, e quella politicamente dominante, composta da Ludovico e Beatrice. Isabella cercò più volte di difendere i diritti del marito e quelli del figlio Francesco, erede naturale del ducato, rivolgendosi anche alla propria famiglia napoletana.

Nel 1494 Gian Galeazzo morì nel castello di Pavia a soli venticinque anni. La sua morte suscitò immediatamente sospetti di avvelenamento e il nome di Ludovico il Moro venne coinvolto nelle accuse, ma non esistono prove definitive che consentano di trasformare il sospetto in certezza storica.  Comunque, Ludovico assunse formalmente il titolo di duca di Milano.

Dopo la morte, circondata da sospetti, del marito, Isabella vide crollare la propria posizione. Temendo soprattutto per il futuro dei figli e privata di ogni reale potere, si rifugiò presso la famiglia aragonese e, dopo la caduta del Moro, si trasferì nel Regno di Napoli, ottenendo nel 1500 il Ducato di Bari.

Il Castello Svevo di Bari, sede della corte

Fu l’inizio di una seconda vita. Qui Isabella non fu più una duchessa posta ai margini della corte, ma una vera governante. Stabilì la propria residenza nel Castello Normanno-Svevo di Bari, che trasformò progressivamente da fortezza militare in residenza signorile, rafforzandone nello stesso tempo le difese.

A Bari si occupò direttamente dell’amministrazione, delle finanze e dell’economia del territorio. Favorì i commerci, intervenne sul sistema dei dazi, promosse l’istruzione pubblica e sostenne opere di riorganizzazione urbana. Attorno a lei si formò anche una piccola corte nella quale trovarono posto numerose famiglie provenienti dall’ambiente milanese: un curioso trasferimento di cultura e costumi lombardi nel Mezzogiorno.

Uno dei maggiori successi politici di Isabella fu il matrimonio della figlia Bona Sforza con Sigismondo I Jagellone, re di Polonia. Nel 1518 Bona partì per la Polonia, ne divenne regina e granduchessa di Lituania, portando così la discendenza di Isabella al centro della politica europea.

Isabella non rivide più la figlia. Continuò a governare i propri domini fino agli ultimi anni della vita: morì nel 1524.

La sua vicenda è particolarmente significativa perché mostra due volti molto diversi della stessa donna. A Milano Isabella possedeva il titolo ma non il potere; a Bari, rimasta vedova e apparentemente sconfitta, riuscì invece a governare in prima persona.

Per questo merita di essere ricordata come una delle figure femminili più interessanti del Rinascimento italiano: principessa aragonese, duchessa di Milano, amministratrice di Bari e madre di una futura regina d’Europa.

Ben Sicchiero

A cura di Assoedilizia informa

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