Dal 24 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, in concomitanza con la Milano Fashion Week, Palazzo Reale presenta Dalí e la Moda, una retrospettiva che inaugura la nuova stagione espositiva con Vogue Italia come media partner. La mostra non si limita a raccontare il legame tra arte e fashion, ma esplora la dimensione più intima, corporea e concettuale con cui Salvador Dalí (1904-1989) ha attraversato e influenzato la storia dello stile nel Novecento.
Il percorso espositivo e la costruzione dell’identità A quasi quarant’anni dalla storica mostra Surrealism and Fashion del FIT di New York, la retrospettiva curata da Judith Clark propone una lente inedita sull’artista surrealista. Attraverso oltre 200 opere e documenti — tra dipinti, disegni, fotografie, abiti, gioielli e filmati provenienti dalla Fundació Gala-Salvador Dalí, dal Dalí Museum di St. Petersburg e dal Museo Reina Sofía — il percorso ripercorre l’avvicinamento di Dalí a un fashion system ancora in formazione.
L’esposizione prende avvio dalle riflessioni dell’opera La mia vita segreta, illustrando la graduale costruzione dell’immagine pubblica dell’artista: dai primi stati d’animo fino al personaggio iconico caratterizzato da baffi all’insù, camicia da cowboy, mantello e bastone. Viene inoltre analizzato il guardaroba personale di Dalí e della moglie e musa Gala (i cui abiti sono esposti per la prima volta in Italia), testimoniando come la ricerca dell’identità passi inevitabilmente attraverso l’atto di vestirsi.
Le collaborazioni con la Haute Couture La mostra approfondisce le interazioni di Dalí con i meccanismi promozionali e creativi della moda: dal textile design alle copertine per Vogue, passando per l’allestimento di vetrine e il ruolo di guest editor. Un focus centrale è dedicato al dialogo con i grandi couturier francesi, documentato dagli archivi storici delle maison:
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Elsa Schiaparelli: il sodalizio più celebre, che ha portato alla co-creazione di abiti e accessori tra i più iconici del XX secolo.
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Gabrielle Chanel: la collaborazione per i costumi del balletto Bacchanale e i soggiorni nella villa La Pausa in Costa Azzurra.
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Christian Dior: la realizzazione dei costumi per il memorabile Ballo Beistegui a Venezia nel 1951.
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Paco Rabanne: la produzione di visionari film di moda dall’estetica futurista.
Commento e riflessione critica Come osserva la curatrice Judith Clark, la mostra indaga la capacità di Dalí di far dialogare arte, spettacolarizzazione e consumo. Se oggi arte e moda sembrano camminare insieme come una “forza autonoma”, è perché i criteri con cui giudichiamo il settore sono in continua evoluzione, spingendoci a chiederci se la moda possa esistere prima di tutto come atto concettuale, al di là dei soli processi produttivi.
Attraverso lo sguardo e il corpo di un artista che ha anticipato la contemporaneità, Dalí e la Moda dimostra che fare moda non significa semplicemente seguire o dettare tendenze, ma declinare i meccanismi della produzione all’interno del proprio personale immaginario visivo.
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