Il dibattito politico sul gemellaggio tra Milano e Tel Aviv ha registrato una netta vittoria della linea del dialogo, ma ha anche mostrato una pessima pagina riguardo la convivenza civile all’interno delle istituzioni milanesi. Se da un lato il voto d’aula ha sancito il mantenimento del legame tra le due città, dall’altro le tribune del pubblico si sono trasformate nel teatro di un’aggressione verbale inaccettabile.
La decisione dell’aula

Con 17 voti favorevoli e 21 contrari, il Consiglio comunale di Milano ha respinto l’ordine del giorno, ripresentato dai Verdi, che chiedeva l’interruzione del gemellaggio con Tel Aviv. Una decisione accolta con sollievo dal consigliere Daniele Nahum, che ha commentato a caldo:
“Vittoria! Una bellissima notizia per la città di Milano, per la pace e per la convivenza civile. Ringrazio di cuore i colleghi della maggioranza e dell’opposizione che hanno votato contro questa forzatura: ha vinto la linea della ragionevolezza e del dialogo.”
L’obiettivo ora, come sottolineato dallo stesso consigliere, è quello di voltare pagina e lavorare a iniziative concrete di pace che coinvolgano sia i rappresentanti istituzionali di Tel Aviv sia quelli di Betlemme, evitando strappi ideologici che non portano ad alcun risultato reale se non all’isolamento.
Il caos in aula: quando l’insulto sostituisce il confronto
Il voto, tuttavia, è stato preceduto da momenti di altissima tensione che nulla hanno a che fare con il confronto democratico. Durante l’intervento di Nahum, volto a spiegare le ragioni per cui il gemellaggio non andava interrotto, dalle tribune occupate dal pubblico Pro Palestina sono partiti insulti pesantissimi.
Gridare “fascista”, “buffone” o, peggio ancora, arrivare a dire “quello che dici è come negare la Shoah” nei confronti di un esponente della comunità ebraica rappresenta una deriva intollerabile. Non si tratta più di esprimere un dissenso, ma di calpestare la dignità delle persone e la sacralità delle istituzioni. L’intervento dei vigili, che hanno dovuto scortare fuori i contestatori più accesi, fotografa una situazione degradante per la città di Milano.
Il valore delle istituzioni va difeso
La critica legittima alle politiche di un governo straniero non può e non deve mai tradursi in intolleranza e violenza verbale sotto gli occhi dei rappresentanti dei cittadini. Trasformare l’aula del Consiglio in una curva ultras, dove chi non è d’accordo viene zittito con l’insulto e l’intimorimento, è il contrario esatto della democrazia.
Milano merita un dibattito all’altezza della sua storia: un dibattito fatto di “ragionevolezza e dialogo”, proprio come emerso dal voto finale, e non di urla che squalificano chi le pronuncia.
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