Sala attacca il piano casa del Governo, ma dimentica le responsabilità del Comune sul degrado delle case popolari milanesi

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Fa sorridere, se non fosse tragico, assistere all’ennesima polemica ideologica del sindaco Giuseppe Sala contro il piano casa del Governo. Ancora una volta Milano sceglie la strada dello scontro politico invece di quella dell’autocritica e delle soluzioni concrete. Perché prima di puntare il dito contro Roma, il sindaco dovrebbe guardare dentro Palazzo Marino e chiedersi come sia stato possibile arrivare al progressivo degrado del patrimonio immobiliare pubblico milanese.

Negli ultimi anni la città ha vissuto una trasformazione profonda e per molti versi drammatica. Milano è diventata sempre più cara, sempre più esclusiva, sempre meno accessibile per famiglie, lavoratori, giovani coppie e pensionati. E questo non è accaduto per caso. È il risultato di precise scelte politiche e, soprattutto, di clamorose omissioni amministrative.

Una delle responsabilità più evidenti riguarda la gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica affidato a MM. Per troppo tempo il Comune ha tollerato inefficienze, ritardi, manutenzioni insufficienti, alloggi sfitti lasciati inutilizzati e situazioni di degrado che hanno colpito interi quartieri popolari. Migliaia di famiglie hanno vissuto per anni in condizioni indegne di una grande capitale europea: ascensori guasti, infiltrazioni, impianti obsoleti, sicurezza assente, tempi interminabili per le assegnazioni e interventi che spesso arrivano quando ormai il danno è irreparabile.

In questo quadro, le dichiarazioni di Sala contro il piano casa del Governo appaiono profondamente contraddittorie. Perché mentre il Governo tenta di mettere al centro il tema dell’emergenza abitativa nazionale, Milano continua a perdere residenti. Decine di migliaia di cittadini hanno scelto di lasciare la città, non per capriccio, ma perché vivere a Milano è diventato economicamente insostenibile.

Molti hanno cercato fortuna altrove, trasferendosi nell’hinterland o in altre province lombarde, dove il costo della vita e della casa è ancora compatibile con stipendi normali. È una fuga silenziosa ma costante, che impoverisce il tessuto sociale della città e la rende sempre più squilibrata. Milano rischia di trasformarsi in una città per pochi privilegiati, espellendo progressivamente il ceto medio e chi ogni giorno contribuisce davvero a far funzionare la metropoli.

Eppure il sindaco preferisce fare polemica politica anziché affrontare il nodo centrale: il Comune non ha saputo garantire una gestione efficiente del patrimonio pubblico e non ha costruito una vera politica abitativa capace di rispondere alla domanda crescente di case accessibili.

Noi Moderati ritengono invece che serva un approccio pragmatico e non ideologico. Il piano casa del Governo può rappresentare un’opportunità importante se accompagnato da una collaborazione seria tra istituzioni, senza guerre di bandiera. Ma per essere credibili bisogna prima riconoscere i propri errori.

Milano non ha bisogno di slogan o di scontri mediatici. Ha bisogno di amministratori capaci di restituire dignità alle periferie, efficienza alle case popolari e fiducia a chi oggi si sente espulso dalla propria città.

Prima di criticare il Governo, Sala dovrebbe spiegare ai milanesi perché il patrimonio pubblico cittadino sia stato lasciato deteriorare così a lungo e perché migliaia di persone abbiano perso la speranza di poter costruire il proprio futuro a Milano.

Franco Vassallo
Responsabile Casa – Noi Moderati

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