La città di Milano ha svelato un nuovo capitolo della sua narrazione urbana: ha inaugurato ieri il Labirinto di Carta, un monumentale fregio contemporaneo che ridefinisce il rapporto tra memoria storica e architettura pubblica.
L’opera si estende per 150 metri lineari sulla superficie esterna della nuova struttura della Cittadella degli Archivi, in via Ferdinando Gregorovius 15 (quartiere Niguarda/Bicocca), il polo archivistico del Comune di Milano che custodisce oltre 90 km lineari di documenti storici — a partire dal 1802 — conservati in un impianto altamente tecnologico e gestiti da Eustorgio, il robot archivista di ultima generazione che rende la Cittadella uno dei più grandi archivi meccanizzati d’Europa.
Il progetto, a cura di Christian Gangitano per Urbantale e Casa degli Artisti, vede il coinvolgimento di due artisti: Pablo Pinxit (Pablo Compagnucci), autore del monumentale fregio esterno, e Thomas Berra, che ha curato le decorazioni degli spazi interni destinati alla consultazione. L’intervento nasce con la supervisione scientifica del Direttore della Cittadella, Francesco Martelli, e in collaborazione con That’s Contemporary e la critica d’arte Rossella Farinotti, già figura centrale del progetto Muri d’artista che dal 2017 ha trasformato il perimetro della Cittadella in un museo a cielo aperto.
Il Labirinto di Carta non è un semplice intervento estetico, ma un’operazione di neo-muralismo consapevole e filologicamente fondata. Pablo Pinxit, artista italo-argentino formatosi tra l’Universidad de La Plata e il Politecnico di Milano, è noto per un lavoro che attraversa un labirinto di linguaggi, temi e tecniche, di cui il collage pittorico è l’impronta principale. Per questo progetto ha adottato la tecnica classica dello spolvero — di antica radice artigianale — unita alla moderna stencil art, per trasporre graficamente i documenti storici campionati durante mesi di ricerca negli archivi della Cittadella.
“Da mesi lavoriamo a questo processo emozionante,” dichiara il curatore Christian Gangitano. “Abbiamo operato un campionamento meticoloso di documenti che vanno dal XIX secolo ai giorni nostri, restituendoli alla cittadinanza attraverso un linguaggio visivo che unisce il rigore del dato storico alla potenza dell’arte urbana. È un fregio che parla di continuità: la carta diventa muro, e la memoria si fa spazio pubblico.”
L’inaugurazione apre le porte non solo al fregio murale, ma ai nuovi spazi della Cittadella destinati a ricercatori e cittadini, segnando un punto di svolta nella fruizione del patrimonio documentale milanese.
Labirinto di Carta: la memoria come architettura viva
Il progetto Labirinto di Carta si inserisce nel solco del neo-muralismo contemporaneo come atto di restituzione pubblica. In un’epoca di smaterializzazione digitale, abbiamo scelto di nobilitare la “pelle” della nuova Cittadella degli Archivi attraverso un fregio di 150 metri che trasforma il sedimento storico in segno grafico.
L’architettura del grande volume di cemento armato rivestito che ospita l’opera non è un semplice supporto, ma un interlocutore silente. La Cittadella degli Archivi è tra i poli archivistici più moderni d’Europa, con oltre novanta chilometri lineari di archivi che racchiudono la memoria storica della città. Sotto questo peso — tra robotica e atmosfere controllate — l’intervento di Pablo Pinxit agisce per accumulazione, campionamento e svelamento.
La tecnica dello spolvero, scelta per la sua radice antica e artigianale, dialoga con la precisione dello stencil, creando un cortocircuito temporale coerente con il contenuto degli archivi: dal 1802 a ieri. Il mio lavoro di curatela per Urbantale e Casa degli Artisti si è concentrato su un processo di ricerca durato mesi, avviato nel novembre 2025. Abbiamo cercato la “verità” del documento.
Il risultato è un labirinto visivo in cui il dato d’archivio perde la sua staticità per diventare flusso urbano, accompagnato all’interno delle nuove aree di consultazione dalle visioni organiche di Thomas Berra.
Inaugurare questo spazio significa riaffermare che l’arte pubblica è lo strumento più potente per connettere l’istituzione al cittadino, rendendo tangibile ciò che per anni è rimasto confinato. La nuova Cittadella è oggi un organismo completo: tecnologia all’avanguardia all’interno, memoria storica pulsante all’esterno.
A cura di Christian Gangitano
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