Ilaria Salis insulta la polizia di Milano: un nuovo pretesto per alimentare la tensione

Attualità

Quello che doveva essere un normale controllo di polizia presso il ristorante Baobab di via Tadino, a Milano, è rapidamente degenerato in un episodio di disordine urbano, puntualmente strumentalizzato da certa politica. Tutto ha avuto inizio quando gli agenti della Volante, impegnati in un’operazione di routine, si sono trovati di fronte all’ostilità di Diala Kante, quarantatreenne di origine senegalese. “Dovete vergognarvi. Ma siete sempre qui? Ce l’avete con i neri? “, ha gridato l’uomo, mentre le immagini diffuse sui social mostrano le concitate fasi del fermo, con gli agenti costretti a immobilizzarlo a terra per procedere all’identificazione tra le urla dei presenti.

La ricostruzione dei fatti offerta dai testimoni oculari contrasta però con la narrazione della vittima a ogni costo. Se da un lato Kante lamenta un trattamento aggressivo davanti ai figli e dodici ore di questura per aver semplicemente espresso un’opinione, le testimonianze di chi abita nella via descrivono uno scenario ben diverso. Un residente ha infatti riferito di aver visto diverse persone scagliarsi contro le forze dell’ordine fin dal primo momento, rifiutando di esibire i documenti e arrivando a spintonare e trascinare a terra un agente. Il bilancio finale parla chiaro: cinque denunce per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, segno di un clima di insofferenza che va ben oltre la libertà di espressione.

In questo contesto già teso si è inserita con durezza Ilaria Salis, che attraverso i social ha colto l’occasione per scagliarsi contro le divise. Definendo l’intervento un abuso di potere degno degli Stati Uniti e parlando di violenza, arroganza e razzismo sistemico, l’europarlamentare ha sposato ciecamente la versione dei fermati. Nel suo attacco, Salis ha evocato i rapporti internazionali sulla profilazione razziale per trasformare un episodio di ordinaria resistenza in un caso politico, ignorando le difficoltà operative degli agenti e finendo, di fatto, per legittimare l’ostruzionismo nei confronti di chi è chiamato a garantire la legalità sul territorio milanese.

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