Inchiesta San Siro: il Tribunale sblocca il cellulare sequestrato di Malangone

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Il Tribunale del Riesame di Milano ha respinto il ricorso di Christian Malangone, direttore generale del Comune e stretto collaboratore del sindaco Beppe Sala. Al centro della contesa legale c’è il sequestro dei suoi dispositivi informatici, nell’ambito dell’inchiesta sulla vendita dello stadio di San Siro e delle aree circostanti a Inter e Milan.

Il rifiuto dei codici e la questione privacy

A differenza degli altri otto indagati, lo scorso 31 marzo Malangone si era rifiutato di fornire alla Guardia di Finanza le password di sblocco di computer e cellulare. La sua difesa, curata dall’avvocato Domenico Aiello, aveva contestato il sequestro parlando di una potenziale violazione della privacy: secondo una perizia di parte, l’utilizzo delle 140 parole chiave selezionate dalla Procura avrebbe portato all’analisi di ben 388.000 messaggi su un totale di 392.000 presenti nel telefono.

La proposta della difesa era quella di limitare il sequestro esclusivamente ai messaggi contenenti termini strettamente legati all’inchiesta (come “stadio”), escludendo parole più generiche (come “delibera”).

La decisione del Riesame

Il Tribunale ha però confermato la legittimità del sequestro. Sebbene le motivazioni non siano ancora state depositate, l’orientamento dei giudici sembra confermare quanto sostenuto dai pubblici ministeri: l’estrazione dei dati non sarà indiscriminata, ma riguarderà solo i contenuti pertinenti all’oggetto dell’indagine o ai rapporti con i coindagati.

Attualmente la questione diventa tecnica:

  • Se la Guardia di Finanza riuscirà a forzare l’accesso al dispositivo, potrà esaminare i messaggi filtrati dalle parole chiave.

  • In caso contrario, gli inquirenti dovranno affidarsi ai messaggi di Malangone eventualmente rintracciati sui dispositivi degli altri indagati.

Le ipotesi di reato e il ruolo del city manager

Secondo la Procura (pm Cavalleri, Filippini e Polizzi), i messaggi di Malangone sono una fonte di prova indispensabile, essendo lui il principale punto di contatto tra l’amministrazione e i club privati. L’ipotesi è quella di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.

Gli inquirenti sospettano che i passaggi procedurali, culminati nell’avviso pubblico del 24 marzo 2025, siano stati “confezionati su misura” per favorire Inter e Milan, scoraggiando altri potenziali offerenti.

Il nodo delle perizie sul valore dell’area

Le chat potrebbero inoltre fare luce su un episodio specifico: l’8 giugno 2025 Malangone ricevette dall’allora assessore all’Urbanistica, Giancarlo Tancredi, una bozza delle conclusioni di una consulenza universitaria sul valore dell’area di San Siro (stimata dall’Agenzia delle Entrate in 197 milioni di euro).

Tale bozza presentava tre differenze rispetto al testo definitivo depositato dieci giorni dopo. Per la Guardia di Finanza, queste variazioni potrebbero essere state apportate per rendere i risultati della perizia coerenti con le valutazioni precedenti, evitando sottostime ufficiali.

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