In un recente intervento sul suo canale Telegram, Gabriele Sannino descrive l’attuale scenario internazionale come uno scontro globale tra due fazioni contrapposte: da un lato una élite “globalista”, dall’altro un fronte “sovranista” guidato da figure come Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping. In questa visione, guerre, crisi energetiche e tensioni economiche non sarebbero eventi separati, ma parti di un unico disegno più ampio.
Qui di seguito un estratto del suo commento:
“Quello che sta accadendo a livello internazionale è un conflitto globale tra due fazioni: una élite globalista e una fazione sovranista che vi si oppone. Trump, Putin e Xi sono il cuore di questa fazione. Le crisi energetiche e i conflitti in corso fanno parte di questo scontro più ampio. L’élite, sempre più in difficoltà, starebbe tentando di creare uno shock globale per mantenere il controllo.”
In pratica, una teoria che divide il mondo in due grandi fazioni: da una parte una presunta élite globalista, dall’altra un fronte “sovranista” che starebbe combattendo per liberarci.
È una lettura che, lo ammetto, può anche risultare affascinante, perchè è semplice, lineare, e dà un senso preciso a quello che accade, ma proprio per questo, a mio avviso, è anche troppo semplicistica.
La realtà internazionale non funziona così; pensare che leader come Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping facciano parte di un unico fronte compatto significa ignorare un dato fondamentale: questi Paesi sono, prima di tutto, in competizione tra loro; lo vediamo nei numeri e nelle analisi economiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale: Stati Uniti e Cina sono rivali diretti sul piano commerciale e tecnologico, mentre la Russia gioca una partita ancora diversa, legata soprattutto a energia e sicurezza. Non esiste una “squadra” unica, esistono interessi, e spesso questi interessi si scontrano.
Lo stesso vale per il concetto di “Deep State globale”; che ci siano centri di potere, apparati e interessi forti è evidente, ma da qui a immaginare una regia unica mondiale che controlla guerre, terrorismo e crisi energetiche, il salto è enorme, e soprattutto non è supportato da prove concrete.
Organizzazioni come la NATO, l’Unione Europea o l’ONU vengono spesso considerate come parte di un sistema centralizzato; in realtà, chi le studia sa bene che funzionano attraverso compromessi, negoziazioni lente e interessi divergenti: non sono un “centro di comando globale”.
Se guardiamo ai fatti, le cose diventano più chiare, e quindi anche “meno misteriose”.
Prendiamo l’Iran. È da anni al centro di tensioni con altri paesi della regione e con l’Occidente, non perché sia una pedina di un piano globale, ma perché ha interessi propri, spesso in conflitto con quelli di Israele, Arabia Saudita e Stati Uniti.
Uno dei punti più critici è lo Stretto di Hormuz, da cui – secondo la U.S. Energy Information Administration – passa circa il 20% del petrolio mondiale; è sufficiente una tensione lì – attacchi, mine, rallentamenti – per avere effetti immediati sui prezzi globali, e non serve quindi immaginare un piano segreto: basta la geografia.
Lo stesso discorso vale per l’energia in generale. Le crisi degli ultimi anni sono state analizzate in modo approfondito da organismi come l’Agenzia Internazionale dell’Energia: guerra in Ucraina, sanzioni, decisioni dell’OPEC e problemi logistici hanno avuto un impatto diretto su prezzi e disponibilità: quando l’offerta diminuisce o il trasporto si complica, i prezzi salgono; è una dinamica economica nota, non necessariamente il risultato di una regia occulta…
Anche sul fronte ucraino, le azioni di Zelensky, come gli attacchi ad infrastrutture energetiche, rientrano in una logica di guerra; analisi di centri come l’ISPI mostrano come colpire energia e logistica sia una strategia purtroppo comune nei conflitti moderni. Non è un piano globale: è guerra.
E poi c’è il tema finanziario, spesso citato in queste narrazioni; le cosiddette valute digitali delle banche centrali (CBDC) sono effettivamente allo studio, come conferma la Banca dei Regolamenti Internazionali, ma siamo ancora in una fase di sperimentazione, con approcci diversi da Paese a Paese; non esiste oggi un sistema globale già pronto per sostituire quello attuale.
A questo punto, la riflessione diventa anche personale; capisco il bisogno di trovare un filo conduttore, una spiegazione unica: in un mondo così complesso, è quasi naturale cercarla. Ma il rischio è quello di finire per vedere un disegno unico dove in realtà esistono tanti vantaggi e tornaconti diversi, che sono spesso in conflitto tra loro.
E questo, paradossalmente, è più difficile da accettare, perché significa rinunciare all’idea che qualcuno stia controllando tutto; e accettare, invece, che il mondo sia molto più disordinato, imprevedibile, e per certi versi anche più fragile.
In sintesi, questa visione del mondo diviso in due blocchi contrapposti non è, a mio parere, da considerare “credibile”, perché contiene elementi reali, come crisi, tensioni e conflitti, ma li unisce in un unico grande schema senza prove solide.
Capire davvero cosa succede richiede sicuramente più fatica, ma forse è proprio questo il punto: uscire dalle semplificazioni e provare a leggere la realtà per quella che è.

Lettura della situazione interessante e condivisibile.
Buonasera Giuliano,
grazie mille per il commento.