Analizzando con calma questo referendum, si può risalire ad alcune componenti essenziali nel determinarne l’esito a favore dei NO: in realtà sarebbe già sufficiente considerare la platea dei votanti contrari alla riforma sulla base numerica e sulla composizione.
A parte la componente parlamentare nel ruolo dell’opposizione, salvo una minoranza di dissidenti orientati al SI, il corpo più consistente dell’elettorato schierato sul fronte del NO era un esercito composto da diversi “battaglioni” che hanno costituito un campo largo eterogeneo ma compatto, proveniente dalla categoria studentesca, da quella dei docenti, dalle comunità assemblate di diverse centinaia di centri sociali sparsi sul territorio, da sindacati e relativi aderenti e associati, da comunità di italiani di seconda/terza generazione, da masse avvelenate dalla riduzione dei sussidi sociali come l’assegno di inclusione (ex RDC), da pensionati al minimo e in linea generale dalla massa degli insoddisfatti e dei critici a priori. Tutta gente facilmente associabile a sentimenti di ostilità verso il governo e in particolare verso la Premier Meloni, come si evidenzia anche soltanto leggendo i commenti postati sui social, tra i quali spiccano per toni più truci, violenti e polemici proprio le donne, molte animate da antagonismo, invidia, rivalità ideologica e di genere. Queste le ragioni determinanti di una vittoria in cui i numeri e il sentimento (avverso) hanno avuto il peso decisivo.
Sul fronte sconfitto, le ragioni speculari a quelle della vittoria.
A fronteggiare in campo aperto questo imponente schieramento, la platea dell’elettorato per il SI mi era subito apparsa esigua, non potendo contare sull’appoggio di categorie vaste e popolari come quelle del NO. Un fronte troppo scarno, anche se tra le masse orientate sul SI erano presenti comunque diverse personalità note sia politicamente che socialmente, come sociologi, filosofi, storici, componenti della magistratura stessa, del mondo della finanza, della moda e dello spettacolo. Purtroppo le loro voci sono state soverchiate e pure irrise dalle urla della propaganda avversa, che subdolamente anche con manifestazioni di piazza e contestazioni verbalmente violente, accusava la destra di strumentalizzazioni di fatti di cronaca per rafforzare le proprie ragioni, mentre, contemporaneamente, gli stessi fatti di cronaca venivano puntualmente derubricati come eventi estranei al contesto referendario, con il quale invece avevano correlazioni evidenti nel tema magistratura e giustizia.
Ma lo squilibrio doveva e poteva essere previsto: il centrodestra ha commesso un errore nella modalità, e anche nella tempistica, nel proporre un referendum senza tener conto del fattore numerico costituente la forza del fronte del NO, la sua composizione e il clima politico che sta vivendo questo periodo storico costellato da conflitti, guerre finanziarie, commerciali e ideologiche in cui le relazioni internazionali si intrecciano, dominate da personaggi che detengono la maggior quota di potere economico mondiale. Entità con cui anche l’Italia deve misurarsi con cautela, cercando di non compromettere rapporti più utili che buoni.
In conclusione, tornando al tema del referendum e delle forze in campo, la misura in cui era palese la tendenza politica di parte della magistratura è emersa attraverso la diffusione di video in TV e rete internet, in cui si notano i festeggiamenti con brindisi e canti sulle note di “Bella ciao”, avvenuti addirittura all’interno di aule giudiziarie, con rappresentanti togati, giudici, PM e avvocati in un clima da capodanno e con l’aggiunta di cori da stadio come “chi non salta Imparato è”, con chiara allusione a quella fra le dissidenti donne magistrato che più si era esposta a favore del SI. Tutto ciò la dice lunga, sulla disponibilità di certa magistratura a considerare variazioni su un tema a loro tanto caro come la separazione delle carriere, ovviamente in parallelo ai loro alleati storici della politica di sinistra, e in pratica il referendum non fa che consolidare un sistema di correnti a cui porre argine risulta estremamente complicato, non tanto per ragioni tecniche, quanto ideologiche.
Modesta consolazione, fortunatamente, ma su questa poco edificante baldoria pare si sia espressa con toni di biasimo una delle istituzioni medesime dell’ambito giuridico, nella persona dell’Avv. Francesco Petrelli, presidente dell’UCPI (Unione Camere Penali Italiane), il quale ha inviato alla ANM (Associazione Nazionale Magistrati) una lettera contenente un formale invito a moderare i toni, tornando ad un maggior equilibrio e sobrietà istituzionale. Peccato che nessun cenno nel merito risulti dalla sinistra parlamentare, che invece pare abbia cercato di giustificare certi eccessi più degni di una contesa calcistica che di un confronto politico.
Ora sembra anche già partita la campagna elettorale per le politiche del 2027, con ancora più astio concentrato sulla Meloni ripetutamente invitata a dimettersi /o a far pulizia all’interno della coalizione, cosa che peraltro ha già iniziato a fare con le dimissioni del ministro di grazia e giustizia Del Mastro, della Santanché e della Bartolozzi, colpevole di aver pronunciato una frase effettivamente sconveniente nel contesto referendario (ci libereremo della magistratura…). Ma quella compagnia dei 4 amici al bar (di Montecitorio) formata da Schlein, Fratoianni, Bonelli e Conte, che già annunciano la loro vittoria e ritorno al governo nel 2027, stanno forse facendo i conti senza l’oste. E l’oste sta emergendo proprio da quei social dove erano prevalenti i votanti del NO al referendum, buona parte dei quali si stanno però mostrando molto dubbiosa sulla bontà di una eventuale rimpatriata al governo di una sinistra guidata da questi 4 personaggi.
Di conseguenza, fossi in loro userei una buona dose di prudenza nel cantar vittoria sull’onda di un successo referendario, probabilmente scontato per i motivi sopra esposti. A meno che, dalla platea parlamentare di sinistra, non vengano alla ribalta personaggi di altra caratura e competenza rispetto ai citati 4 amici al bar. E per una questione di rispettabilità e considerazione anche internazionale, sarebbe anche auspicabile, pur restando schierati sulla parte opposta della barricata…
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Lettera dell’Avv. Francesco Petrelli, presidente dell’UCPI (Unione Camere Penali Italiane)

