Dagli alberghi in Spagna e Germania alle residenze di lusso nel Regno Unito, fino ai conti correnti cifrati in Svizzera, il patrimonio della nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, appare monumentale. Un’inchiesta di Bloomberg, pubblicata a ridosso della sua nomina avvenuta l’8 marzo per succedere al padre, delinea una rete globale di investimenti immobiliari e finanziari. Il religioso cinquantaseienne sarebbe collegato a un portafoglio che include dodici proprietà di pregio a Londra, valutate circa 115 milioni di euro, alcune delle quali situate strategicamente nei pressi dell’ambasciata israeliana. La mappa dei suoi possedimenti toccherebbe anche Dubai, Francoforte e Maiorca, includendo operazioni passate come la vendita di un hotel a Toronto nel 2020 e di quote immobiliari a Parigi nel 2023.
Quantificare con esattezza questa ricchezza resta un’impresa complessa, poiché i beni sarebbero stati schermati dietro una fitta rete di società di comodo e prestanome per aggirare le sanzioni statunitensi attive dal 2019. Secondo gli esperti del Washington Institute for Near East Policy, l’uomo forte di Teheran eserciterebbe un controllo di fatto su numerose entità sia in patria che all’estero. La figura chiave di questo sistema sarebbe l’oligarca Ali Ansari, indicato come l’intermediario principale e il prestanome incaricato degli acquisti. Sfruttando la cittadinanza cipriota, Ansari avrebbe operato indisturbato nel Regno Unito per oltre un decennio, eludendo i controlli grazie ai vantaggi riservati ai cittadini dell’Unione Europea, prima che i suoi asset venissero congelati nel 2025 con l’accusa di finanziare i Pasdaran.
L’origine di questi capitali, secondo le ricostruzioni giornalistiche, risiederebbe principalmente nei proventi della vendita di petrolio iraniano. Questi fondi sarebbero transitati attraverso circuiti bancari nel Regno Unito, in Svizzera, nel Liechtenstein e negli Emirati Arabi Uniti, strutturati appositamente per neutralizzare l’efficacia delle restrizioni internazionali. Nel frattempo, la figura di Mojtaba Khamenei rimane avvolta nel mistero dopo l’attacco aereo del 28 febbraio che ha portato alla morte di suo padre. La sua assenza dalle scene pubbliche ha alimentato diverse speculazioni, incluse le dichiarazioni del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, secondo cui il leader sarebbe rimasto gravemente ferito durante l’operazione.
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