Tante persone hanno partecipato al flashmob davanti alla libreria Hoepli di Milano, per chiedere una soluzione alla crisi. La società è in liquidazione volontaria da alcuni giorni e per gli 89 dipendenti si prospetta la cassa integrazione a zero ore. Al flashmob è stato lanciato un appello alle istituzioni, dal Comune alla Regione fino al Ministero della Cultura, perché si attivino per trovare una soluzione e tenere in vita la storia casa editrice e la libreria. Circa duecento persone si sono raccolte davanti alle vetrine della libreria: cittadini e dipendenti, alcuni visibilmente commossi.
“Nel giro di pochi giorni la libreria potrebbe chiudere – è l’appello dei lavoratori – per questo chiediamo alla città di riempire la Hoepli in questi giorni e farla vivere”. Attaccati alle vetrine grandi fogli con la scritta ‘Cos’è Hoepli per me’, dove i partecipanti hanno lasciato pensieri e disegni, mentre al centro del presidio campeggiava un cartello con la scritta ‘la cultura non si liquida’.
di tre ore.
Intanto il comune ha convocato per venerdì 20 il tavolo coi sindacati per discutere del futuro di Hoepli. Tutta la città si è mobilitata. E’ stata lanciata anche una petizione su change.org. Tra i firmatari anche personaggi dello spettacolo e della cultura come Vinicio Capossela, Alessandro Cattelan, Cochi Ponzoni. “Chiudere Hoepli significa chiudere la possibilità di pensare a questa città come una città che guarda all’Europa”. Lo ha detto Luca Stanzione, segretario generale Cgil Milano, questa mattina al flash mob organizzato da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uiltemp davanti alla libreria.
“Non possiamo pensare che Milano sia internazionale solo per i nuovi fondi di investimento speculativi. Non possiamo pensare che Milano sia internazionale per le Olimpiadi e poi si scorda della cultura e della cifra con cui questa città può raccontarsi al mondo. A Milano ci sono 400.000 lavoratori che lavorano nel campo del sapere, della ricerca, dell’invenzione: questi lavoratori vanno visti, va ascoltata una città che si trasforma. Non farlo significa non guardare alle potenzialità e al futuro di una città che sta gridando che vuole essere vista, che vuole un futuro in cui sia compatibile lavorare e vivere in questa città”. (Radio Lombardia)
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