La Galleria d’Arte Moderna di Milano ospita fino al 25 gennaio una retrospettiva imperdibile dedicata a Giuseppe Pellizza da Volpedo. Quaranta opere raccontano l’evoluzione di un maestro che ha saputo fondere il rigore della scienza ottica con un profondo impegno civile.
La mostra Giuseppe Pellizza da Volpedo. I capolavori, allestita nelle sale della Villa Reale in via Palestro, riporta al centro del dibattito culturale uno dei pilastri del Divisionismo italiano. Curata da Aurora Scotti e Paola Zatti, l’esposizione è una vera e propria antologica che mancava a Milano dal lontano 1920. L’occasione è nata dal “ritorno a casa” del Quarto Stato, l’opera monumentale che nel 2022 è stata ricollocata stabilmente alla GAM dopo anni di esposizione al Museo del Novecento.
Il percorso espositivo: dalle accademie al simbolismo
La mostra si snoda attraverso sei sezioni cronologiche che permettono di seguire la maturazione dell’artista piemontese:
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La formazione (1887-1891): Il periodo accademico e i primi contatti con il vero.
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L’avventura divisionista (1892-1894): La sperimentazione tecnica del colore diviso.
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Pellizza da Volpedo – Autoritratto (1897-1899) Simbolismi (1895-1901): La ricerca di significati universali oltre la superficie.
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Oltre il Quarto Stato (1901-1906): Il consolidamento della maturità artistica.
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Il paesaggio (1902-1907): L’amore per la natura tra Volpedo e Roma.
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Il Quarto Stato: Il capolavoro assoluto e la sua genesi decennale.
Tra le opere di maggior rilievo spicca l’Autoritratto (1897-1899) proveniente dagli Uffizi. Pellizza si presenta non come il classico pittore al cavalletto, ma come un intellettuale austero circondato da simboli della vita e della morte (libri, un teschio, una pianta rigogliosa), rivelando la complessità psicologica di un uomo costantemente teso verso l’assoluto.
La tecnica della luce e il peso del dolore
L’esposizione mette in luce la capacità di Pellizza di trasformare il dato reale in emozione pura. In Ricordo di un dolore (1889), lo sguardo perso della modella Santina Negri evoca il trauma per la morte della sorella dell’artista, con una tavolozza di eco macchiaiola che prelude ai successivi sviluppi.
La vera rivoluzione arriva però con il Divisionismo. Opere come Panni al sole (1894-1895) mostrano come Pellizza utilizzi piccoli punti e filamenti di colore puro per catturare la luce solare, creando riverberi che sembrano vibrare sulla tela. Questa ricerca raggiunge l’apice con Il sole (1904), un’opera che sfiora l’astrazione e anticipa le future intuizioni del Futurismo sulla percezione dinamica della luce.

L’icona del quarto stato e il messaggio sociale
Il cuore pulsante della mostra rimane il Quarto Stato (1898-1901). Frutto di un lavoro durato dieci anni, il dipinto rappresenta l’incedere fiducioso dei lavoratori verso il futuro. Nonostante l’accoglienza tiepida alla sua prima uscita nel 1902, l’opera è diventata un’icona universale, capace di ispirare artisti come Joseph Beuys e registi come Bernardo Bertolucci per il suo celebre film Novecento.
Pellizza da Volpedo non voleva essere un “idealista mistico”, ma cercava un idealismo fondato sul “positivismo scientifico e filosofico”. Questa mostra conferma quanto la sua visione sia ancora oggi straordinariamente moderna.
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