Pietro Tatarella “Che gioia e quanta amarezza essere assolti dopo sette anni”

Milano

Dopo un silenzio durato quasi sette anni, l’ex consigliere comunale di Milano Pietro Tatarella affida ai social una lettera aperta carica di emozione e amare riflessioni a seguito della sua assoluzione. Non è solo il resoconto di una vicenda giudiziaria conclusa, ma un lucido atto d’accusa contro il sistema della “giustizia spettacolo” e un sentito ringraziamento a chi, tra avversari politici e amici, ha saputo restare umano nel momento del fango. Tatarella ripercorre qui il peso di un’attesa durata troppo a lungo, offrendo uno spaccato profondo sul costo personale dei processi mediatici in Italia.

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“Da quel 7 maggio 2019 sono passati quasi 7 anni. Non ho mai detto una parola ma è arrivato il momento di dover dire alcune cose.

La foto sotto mi è stata scattata in Tribunale dove gli agenti di scorta hanno aperto la porta consapevoli che fuori ci fossero i fotografi appostati. Se guardate bene oltre alle manette c’è una catena con un lucchetto, ma io non sono Ilaria Salis e non ero in Ungheria, ma nella democratica Italia che in quei mesi aveva il grillino Bonafede Ministro della Giustizia. Era da poco stata votata la legge spazzacorrotti e tutti i grillini erano in tv e sul web ad applaudire del mio arresto. Avrei da scrivere pagine e pagine, ma ci vorrebbe un libro e non un post. Voglio però solo dire alcune cose che sento in cuore di dover condividere.

Un grazie ad Alessandro Giungi, Pietro Bussolati , Fabio Pizzul, Elisabetta Strada, Mirko Mazzali e Ada Lucia De Cesaris perchè hanno dimostrato con i fatti la loro vicinanza pur da schieramenti opposti. Ringrazio Andrea Ruggieri e Marco Osnato che sono stati gli unici deputati a venire a vedere le condizioni delle carceri in cui sono stato oltre che per non avermi mai lasciato solo. Il mio amico Luigi Amicone che mi ha difeso anche quando era difficile farlo e il Corriere della Sera lo ha perculato con un articolo con tanto di foto. Sul Corriere e su molti giornalisti non dico nulla perchè sarei offensivo, ringrazio però Fabio Massa e Adriana Santacroce che sono stati gli unici giornalisti a scrivermi semplicemente per chiedermi come stavo. Poi ci sono tanti ex colleghi che ho sentito in questi anni e non cito per evitare di dimenticare qualcuno. Cito solo Matteo Forte perchè si alzò in Consiglio comunale per chiedere conto al Sindaco Beppe Sala della costituzione parte civile da parte del Comune di Milano nei miei confronti.

L’avvocatura comunale ha chiesto centinaia di migliaia di euro di danni. Dal Sindaco in questi anni, ma soprattutto oggi nemmeno una telefonata. Si una telefonata me la sarei aspettata perché durante i mesi del suo processo non usai mai l’inchiesta e la sua condanna per attaccarlo. Ma si sa che signori si nasce e forse ero abituato bene perchè il suo predecessore, Giuliano Pisapia seppur nelle diversità Signore lo era per davvero. I pensieri in testa corrono veloci , ma non voglio annoiarvi. Ringrazio le 996 persone che mi hanno votato alle elezioni europee anche se mi trovavo in carcere e nonostante la commissione antimafia del Parlamento mi dichiarò, insieme a Silvio Berlusconi, un impresentabile. Grazie dal profondo del mio cuore.

Per chiudere vorrei dire qualcosa a Sigfrido Ranucci e ai suoi colleghi di Report. Si le bombe fanno paura e spaventano, ma anche le parole. Mi avete dedicato un servizio intero su Report quando le indagini non erano nemmeno chiuse senza pensare che fuori c’era una famiglia e un bambino che il giorno dopo doveva andare a scuola con il peso di un papà dipinto come corrotto e amico dei mafiosi. Non è giornalismo d’inchiesta, ma avanspettacolo. Questo è quanto mi sentivo di dover dire.

Pietro Tatarella

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