È stata presentata a Milano, nella sede di via Moretto da Brescia, alla presenza di importanti esponenti delle istituzioni e del terzo settore, la Cooperativa Sociale Cuore Unito, nata per aiutare persone in difficoltà e costruire risposte concrete ai bisogni sociali più urgenti, unendo solidarietà, professionalità e un approccio operativo che mette al centro la dignità delle persone. La Cooperativa Sociale Cuore Unito, presieduta da Francesco Tambasco e nata dall’iniziativa di 9 soci fondatori, ha già attivi tre importanti progetti per formare e dare lavoro ai detenuti, per sostenere la popolazione ucraina e per aiutare sul territorio persone che vivono in strada o in condizioni di fragilità.
FORMARE E DARE LAVORO AI DETENUTI. Il primo progetto della Cooperativa Sociale Cuore Unito offre ai detenuti una possibilità concreta di reinserimento sociale attraverso la formazione professionale e il lavoro come panificatori. Il programma, già presentato e approvato, sta per prendere ufficialmente il via all’interno del carcere di Monza.
La prima fase prevede un ciclo strutturato di formazione professionale, con docenti qualificati e un percorso didattico riconosciuto dalla Regione Lombardia con cui i detenuti otterranno un attestato regionale spendibile nel mondo del lavoro. La seconda fase prevede la realizzazione, all’interno dell’istituto monzese, di un vero e proprio laboratorio produttivo in cui 15-20 detenuti potranno lavorare, fare pratica quotidiana e imparare una professione concreta: un forno industriale operativo 24 ore su 24, sette giorni su sette, per garantire un’attività continuativa che ricalca le dinamiche di una vera azienda.
L’obiettivo, però, non si ferma a Monza. Questo carcere vuole essere il primo tassello di un progetto più grande, replicabile in altre strutture italiane. Un passo importante verso un cambiamento sistemico, fatto di formazione, lavoro e inclusione.
AIUTI UMANITARI PER LA POPOLAZIONE UCRAINA. Parallelamente, la Cooperativa Sociale Cuore Unito è attiva sul fronte umanitario legato all’Ucraina, portando beni essenziali a chi sta vivendo una delle crisi più difficili degli ultimi anni. Nella prima settimana di ottobre è partito un camion destinato alle zone più colpite, carico di cibo, vestiario, giochi per i bambini e farmaci. Materiali raccolti grazie alla generosità di privati, volontari e realtà del territorio che non hanno mai smesso di offrire il proprio contributo.
Nel prossimo futuro la cooperativa sta organizzando una spedizione speciale, focalizzata sui farmaci oncologici. Le richieste dalle strutture ucraine sono sempre più frequenti e specifiche: mancano medicinali fondamentali per le terapie salvavita e Cuore Unito vuole rispondere con un intervento mirato e strutturato, coordinando raccolta, stoccaggio e trasporto in condizioni di sicurezza.
AIUTI PER CHI VIVE IN STRADA O È IN DIFFICOLTÀ. L’impegno della Cooperativa Sociale Cuore Unito si estende inoltre alle persone che vivono situazioni di forte fragilità sul territorio: senza dimora, chi non ha accesso alle cure, chi si trova improvvisamente in difficoltà e non sa a chi rivolgersi. È stato attivato un servizio di consulenza psichiatrica gratuita, pensato per chi non può permettersi una visita specialistica, ma ha bisogno di essere ascoltato, orientato e preso in carico. Il supporto psicologico, in questi contesti, diventa spesso la scintilla che permette di ricostruire un percorso personale. Accanto all’assistenza, la cooperativa sta sviluppando programmi di formazione dedicati a chi vive situazioni di disagio: corsi di primo soccorso tenuti da personale qualificato e percorsi di educazione alla legalità e alfabetizzazione organizzati con il supporto dell’avvocato Cecilia Di Toma.
L’obiettivo è dare strumenti concreti, competenze pratiche e un primo passo verso una maggiore autonomia. È stata avviata, inoltre, una collaborazione con il Santuario di Santa Rita da Cascia di Milano, grazie a cui verranno distribuiti viveri a chi ne ha più bisogno. Attraverso questa presenza costante sarà possibile avvicinarsi alle persone, conoscerle, creare fiducia e accompagnarle verso un percorso di cure e assistenza più strutturato. Un contatto umano che spesso fa la differenza tra il restare ai margini e il cominciare un cammino di recupero.
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