L’inchiesta sull’urbanistica a Milano si trova a un punto di svolta, segnato da una netta divisione di pareri legali che definisce una situazione di successi e sconfitte per la Procura. I magistrati milanesi ottengono infatti un’importante vittoria al Consiglio di Stato contro il Comune, ma subiscono una battuta d’arresto significativa dalla Procura Generale della Cassazione nel caso che vede coinvolto l’imprenditore Manfredi Catella.
La Sconfitta del Comune e la “Demoricostruzione” Truffaldina
Il Consiglio di Stato ha dato pieno appoggio alla Procura di Milano su un punto nodale dell’indagine che da due anni paralizza diversi cantieri: l’uso distorto della categoria “demoricostruzione” per mascherare di fatto una “nuova costruzione”. Questo stratagemma permetteva di utilizzare il titolo edilizio semplificato della SCIA (segnalazione certificata d’inizio attività) in luogo del necessario Permesso di Costruire.

Lo smacco per il Comune è notevole, poiché si era schierato a fianco della società proprietaria, “Fauchè 9 srl”, nel giudizio sulla conformità urbanistica per l’intervento in Via Fauchè (demolizione e ricostruzione di un edificio di due piani con cambio di destinazione da industriale a residenziale).
Il Consiglio di Stato ha ribadito l’annullamento del provvedimento comunale di conformità, stabilendo con chiarezza i criteri per ravvisare una vera “ristrutturazione” anziché una “nuova costruzione”: sono indispensabili l’unicità dell’immobile, la contestualità tra demolizione e ricostruzione e il mero utilizzo della volumetria preesistente, senza alterare la morfologia del territorio. Basta il superamento di un solo di questi limiti per qualificare l’intervento come “nuova costruzione”. Nel caso di Via Fauchè, il superamento della “neutralità” è stato evidente, a causa di opere aggiuntive come lo sbancamento del terreno e la realizzazione di un seminterrato, opere che non potevano in alcun modo essere autorizzate con una semplice SCIA.
Cassazione Contro i PM: “No” all’Arresto di Catella
Cattive notizie per i pubblici ministeri arrivano invece in vista dell’udienza di Cassazione del 12 novembre. La sostituta procuratrice generale Cristina Marzagalli, nella sua requisitoria, ha chiesto il rigetto del ricorso dei PM che mirava a ripristinare gli arresti domiciliari per lo sviluppatore immobiliare Manfredi Catella, accusato di corruzione nei confronti dell’architetto Alessandro Scandurra, membro della Commissione Paesaggio comunale.
La PG di Cassazione non ha avallato la tesi accusatoria dei colleghi milanesi. Ha evidenziato che la Commissione Paesaggio è composta da undici membri e che mancano le prove di indebite pressioni da parte di Scandurra sugli altri componenti. Questo aspetto, a suo dire, è assorbente, poiché non è provato il suo apporto condizionante sull’approvazione del parere favorevole.
Inoltre, la PG ha sostenuto che il Tribunale del Riesame ha ben operato nel ritenere che debba essere dimostrato il nesso causale tra l’atto contrario ai doveri d’ufficio e l’utilità concessa al pubblico ufficiale. Viene esclusa la sufficienza della mera dazione di utilità, non potendo i pagamenti delle fatture da Catella a Scandurra essere ricondotti a un accordo corruttivo, bensì a una prestazione professionale regolarmente contabilizzata.
Infine, la PG di Cassazione ha respinto le censure dei PM (che lamentavano l’ignoranza di chat rilevanti e la parcellizzazione delle prove), affermando che tali argomentazioni rappresentano un gravame di merito e che quindi esulano completamente dalle funzioni del giudizio di legittimità. Il Riesame, pur definendo “impropria” l’eccessiva vicinanza tra pubblico e privato, ha correttamente escluso la gravità indiziaria dell’accordo corruttivo nel caso specifico.
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I pm…. questi radicali