Rassegna ragionata dal web: La candidatura della Di Cesare in Calabria, gli attacchi di Avs alla Machado, la Schlein che sta con la Albanese, l’Ambrogino d’oro alla Flotilla.
Su Linkiesta Francesco Cundari scrive: «Fa impressione immaginare Di Cesare capolista nella coalizione guidata da un partito che su Aldo Moro ed Enrico Berlinguer che si davano la mano ha costruito l’intera narrazione delle proprie leggendarie radici, dei propri valori inconcussi, della propria inscalfibile identità. Insomma, a ben vedere, il caso Di Cesare non è una novità. Ma soprattutto non è un caso».
Cundari si scandalizza (ma non si stupisce) perché l’Avs ha presentato in testa alla sua lista in Calabria la professoressa Donatella Di Cesare, famosa per i suoi affettuosi riconoscimenti del ruolo politico della brigatista Barbara Balzerani. Capisco lo scandalo cundariano, ma immagino anche il dialogo tra Pasquale Tridico e Giuseppe Conte sul caso “Di Cesare-Balzerani”: «Dicono che abbia fatto l’apologia delle Brigate rosse». «Le Brigate rosse?». «Sì, quelle che volevano fare il compromesso storico con Berlinguer». „Ti sbagli, erano quelle che volevano fare lo Stato imperialista delle multinazionali con George Soros». Mi pare che sia più o meno questo il livello della cultura politica dei cosiddetti nuovi leader della sinistra populista.
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Su Adnkronos si scrive: «”Non ci convince affatto che il Nobel per la Pace sia stato dato a Maria Corina Machado“. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, i leader di Avs, si esprimono dopo l’assegnazione del premio Nobel per la Pace 2025 a Maria Corina Machado, esponente di primissimo piano dell’opposizione venezuelana al regime di Nicolas Maduro. Per Bonelli e Fratoianni, il Nobel a Machado è il frutto di “una scelta che risponde più all’egemonia politica che la destra conservatrice e i suoi adepti nel mondo stanno cercando di rendere predominante”».
Pedro Sanchez ha molto a cuore Maduro con cui intrattiene rapporti tramite l’ex premier Josè Luis Rodriguez Zapatero: il Venezuela infatti è un tassello prezioso del sistema di relazione Spagna-Sud America-Cina. Però al leader socialista non è mai venuto in mente di criticare il Nobel alla fiera oppositrice del regime venezuelano, Machado. Il premier spagnolo infatti è un politico intelligente che sa come ci si comporta al mondo. Niente a che vedere con Cip Bonelli e Ciop Fratoianni, due che pensano solo a come sfangare la giornata e non si curano della minima decenza necessaria per fare seriamente politica.
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Sulla Zuppa di Porro si scrive: «Giuliano Amato, ex presidente del Consiglio italiano, ha rilasciato dichiarazioni forti durante la festa organizzata dal quotidiano Il Foglio. Ha parlato di Francesca Albanese, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati, criticandone pesantemente alcune affermazioni. Amato ha detto: “Francesca Albanese dice le cose più infami e continua a circolare”. Ha citato un episodio particolare in cui Albanese ha messo in dubbio la lucidità di Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta all’Olocausto. “Quando ha avuto il coraggio di dire che Segre non è lucida perché è stata parte, Dio la perdoni… Allora dovremmo chiedere la revisione del processo di Norimberga perché tutti i testimoni erano ‘parti’ e quindi coinvolti. Io mi aspetterei che qualcuno dica con te non ci parlo più”, ha aggiunto Amato».
Il problema è che se la sinistra ha come leader Elly Schlein, che in tante occasioni non si capisce che cosa stia dicendo, poi non è impossibile (appunto per larghi settori della sinistra stessa) non capire come l’Albanese funga perlopiù da propagandistica portavoce di quella setta di fanatici assassini che è Hamas.
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Su Sky tg 24 si scrive: «“Se l’Ambrogino d’Oro verrà assegnalo alla Flotilla restituirò il mio”. Ad annunciarlo, in una lettera rivolta al sindaco di Milano Giuseppe Sala, è stata l’avvocata Annamaria Bernardini De Pace, esprimendo “sconcerto” per la proposta del Partito Democratico e dei Verdi-Sinistra di candidare la Global Sumud Flotilla per il prossimo Ambrogino d’Oro, l’onorificenza destinata da Milano ai cittadini che, con impegno civico, hanno dato lustro alla città. Un’iniziativa che l’avvocata ha definito “gravemente inopportuna e profondamente offensiva per il significato che l’onorificenza dovrebbe conservare: premiare chi, con impegno autentico, ha onorato la citta di Milano!”».
L’idea di dare l’Ambrogino d’oro alla Flotilla è l’ennesima espressione della profonda crisi che si sta vivendo sotto la Madonnina, dove il fantastico laboratorio di riformismo concreto che è stata la Camera del Lavoro di Porta Vittoria, è diventato il servizio d’ordine di quel selvaggio di Maurizio Landini, dove l’eredità del colto conservatorismo di Indro Montanelli è gestita dall’allegra combriccola forcaiola del Fatto, dove la rappresentanza dell’antifascismo cittadino è passata da Elio Vittorini a Gianfranco Pagliarulo, dove settori di una sbandata grande borghesia hanno regalato come sindaco alla sinistra un “esecutore” privo di cultura politica e civile, ed essendo questi “settori” in crisi non sono neanche più capaci di indicare al “esecutore regalato” che cosa “eseguire”.
Ludovico Festa (Tempi)
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