Rassegna ragionata dal web: Il caso San Siro, monumento all’insipienza di Sala

Milano

Su Fanpage Enrico Spaccini scrive: «Alle 3:46 di questa mattina, martedì 30 settembre, la presidente del Consiglio comunale di Milano Elena Buscemi ha annunciato che la delibera sulla compravendita della Grande Funzione Urbana di San Siro è stata approvata con 24 voti favorevoli e 20 contrari. Appena in tempo per la scadenza della proposta d’acquisto formulata da Inter e Milan la scorsa primavera. La discussione a Palazzo Marino è durata oltre 11 ore, ma probabilmente la vicenda che riguarda lo stadio “G. Meazza” e le sue aree non è finita qua. “C’è un’infinità di punti sui quali basare un ricorso e lo stiamo preparando”, ha dichiarato a Fanpage.it Luigi Corbani, presidente del Comitato Sì Meazza: “Dobbiamo aspettare la pubblicazione del documento sull’Albo Pretorio per questioni amministrative, ma stiamo già predisponendo tutti i documenti”».

La questione San Siro rappresenta una sorta di monumento all’insipienza amministrativa di Beppe Sala.

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Su Strisciarossa Oreste Pivetta scrive: «Nello stesso arco di tempo a Pechino di stadi ne avrebbero costruiti quattro o cinque. A Londra, per abbattere il vecchio Wembley, tempio del calcio inglese e mondiale, e costruire il nuovo (novantamila posti a sedere, una conchiglia disegnata da Norman Foster e immersa in un quartiere di grattacieli e caseggiati vari) sono andati avanti dal 2002 al 2007. A Milano, dopo quasi sei anni, siamo forse ai nastri di partenza. Colpa delle leggi, dell’amministrazione pubblica, di quella nazionale, di Milan e Inter, di una legislazione vecchia di decenni e decenni e ingarbugliata dalle varie successive manomissioni, di soldi che scarseggiano, colpa dei “comitati”, degli “esperti” onnipresenti, in una inusitata lotta di classe tra i crociati del Meazza, custodi delle memorie di Milan e Inter e di un tesoro di coppe dei campioni, e le proterve finanziarie globali, che nessuno potrebbe immaginare in questo mondo di tagliar fuori, registe di speculazioni edilizie (si vorrebbe sapere quanti metri cubi costruiti a Milano come a Roma o a Napoli non siamo contaminati dalla speculazione edilizia).

Pivetta spiega bene, appunto, l’insipienza di Sala ricordando che cosa ha fatto invece l’amministrazione laburista di Londra.

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Su Ansa si scrive: «Sarebbe un errore imperdonabile condannare la città all’immobilismo solo per fare opposizione”. L’europarlamentare di Forza Italia Letizia Moratti, ex sindaca di Milano, si dice certa che che il gruppo consiliare di Forza Italia a Palazzo Marino adotterà una posizione in grado “di consentire l’approvazione della delibera” per la vendita dello stadio San Siro a Inter e Milano. “Il dibattito sulla delibera relativa allo stadio di San Siro va ben oltre una semplice questione tecnica o amministrativa. In gioco – spiega – c’è una visione di città, la possibilità di riqualificare un’area strategica e di garantire a Milano infrastrutture moderne e all’altezza del suo profilo internazionale”».

Letizia Moratti rappresenta lo spirito costruttivo della borghesia milanese che antepone gli interessi generali allo spirito di schieramento. Se fosse presidente della Croce rossa invece che una persona impegnata in politica, questa sua impostazione sarebbe perfetta. Chi invece vuole rappresentare i cittadini nella cosa pubblica, dovrebbe avere anche un minimo di sensibilità politica e aiutare la città a liberarsi di un catastrofico personaggio come Beppe Sala. Forse l’iniziativa morattiana per un “commissario” all’urbanistica potrebbe aiutare a mettere in evidenza la già citata insipienza dell’attuale sindaco di Milano, ma un’iniziativa di questo tipo dovrebbe essere costruita con l’unità del centrodestra, non contro l’unità del centrodestra.

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Su Open Alba Romano scrive: «”Milano è ricordata nel mondo per San Siro e per la Scala. Il duomo ce l’hanno tutte le città. E questo spiega anche il dibattito di queste settimane”. Lo dice il presidente del Senato Ignazio La Russa, in un’intervista a La Repubblica. In merito alla delibera sull’abbattimento di San Siro e al voto di Forza Italia, “esco dal riserbo a cui mi sono attenuto finora perché ho visto delle ricostruzioni completamente artefatte. La più grossolana è che Forza Italia sia stata decisiva e che noi non volessimo lo sviluppo della città”, spiega la seconda carica dello Stato. Forza Italia “è stata certamente decisiva nel rompere l’unità del centrodestra. Non lo è stata nell’approvazione della delibera, che è finita 24 a 20. I membri di FI – a sua volta divisa al suo interno – che sono usciti dall’aula sono stati 3. Se la matematica non è un’opinione, sarebbe comunque finita 24 a 23 a favore di Sala”. Dunque, per La Russa l’aiuto di FI è stato “inutile ai fini della questione dello stadio, ma decisivo nel consentire a Sala di rimanere in sella, con riflessi su tutto il piano urbanistico che conosciamo”. Secondo l’esponente di FdI lo hanno fatto “per propaganda, per poter dire di aver sbloccato la questione? Non so, forse hanno dato una risposta a quella corrente di pensiero più propensa a una linea urbanistica, chiamiamola così. Del tutto lecita eh, sia chiaro”».

L’intervento di La Russa su San Siro è pieno di osservazioni di buon senso, però non spiega perché il centrodestra a Milano non sia stato capace, per un decennio, di alcuna iniziativa su un tema così rilevante come quello dello stadio di San Siro: magari una qualche riflessione su come lo schieramento moderato-conservatore studia i problemi della città in cui è (più o meno) presente, per poi avanzare proposte, non sarebbe inutile.

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