Frank, il robot delle consegne e la sfida della privacy a Los Angeles ed in California

Esteri

Passeggiando per le strade di Los Angeles non è raro imbattersi in piccoli veicoli a quattro ruote che si muovono sui marciapiedi con passo sicuro e silenzioso.

Uno di questi porta il nome di Frank: un robot di consegna autonoma, progettato per trasportare pacchi e cibo fino alla porta di casa del cliente. Grazie a sensori, telecamere e sistemi di intelligenza artificiale, Frank è in grado di orientarsi tra pedoni, semafori e attraversamenti, diventando una presenza sempre più familiare nello spazio urbano. La logica che anima questi robot è quella del “last mile delivery”, l’ultimo tratto della catena logistica, spesso il più costoso e impattante sul traffico e sull’ambiente. Essendo completamente elettrici, i robot come Frank promettono riduzione delle emissioni, consegne rapide e un modello sostenibile per le città congestionate.

Ma cosa accade ai dati raccolti da questi dispositivi?

Frank, per muoversi in autonomia, utilizza telecamere, LIDAR e GPS, strumenti che riprendono e mappano costantemente l’ambiente circostante. Ne deriva una questione delicata: la tutela della privacy dei cittadini, che possono trovarsi ripresi semplicemente camminando sul marciapiede.

Limitare l’uso dei “dati personali sensibili

Un Collega di Los Angeles, Mark, mi ha riferito che in California il tema non è lasciato al caso, posto che il California Consumer Privacy Act (CCPA), come modificato dal California Privacy Rights Act (CPRA), garantisce ai residenti diritti chiari: sapere quali dati vengono raccolti, chiederne la cancellazione, opporsi alla loro vendita o condivisione, chiedere la rettifica dei dati inesatti e di limitare l’uso dei “dati personali sensibili”.

Inoltre, la California Privacy Protection Agency (CPPA), assieme al Procuratore Generale, vigila affinché le aziende rispettino tali obblighi, prevedendo sanzioni severe per chi non si adegua. Mi racconta poi che con la recente Delete Act, la legislazione californiana ha introdotto un meccanismo centralizzato per domandare la cancellazione dei dati detenuti dai data broker. Tecnicamente, la CPPA sta implementando una piattaforma (“DROP”) che consentirà ai consumatori di inviare un’unica richiesta di cancellazione a tutti i data broker registrati; l’entrata in operatività è fissata dal 1° gennaio 2026, con regolamenti in via di definizione.

La tecnologia e la privacy

E, per un inciso di cornice, Mark mi precisa che a Los Angeles i Personal Delivery Devices (PDD) sono disciplinati da regole e linee guida LADOT, nonché da un’ordinanza comunale che inquadra i programmi pilota, a conferma che la città gestisce attivamente i robot sul marciapiede Allora gli domando quali siano le risposte dell’industria. Per restare conformi, i produttori di robot come Frank adottano alcune soluzioni tecniche ed organizzative quali la minimizzazione dei dati (le immagini catturate vengono processate in tempo reale per la navigazione e non sempre archiviate); l’anonimizzazione (i volti e le targhe possono essere oscurati automaticamente dai sistemi di visione); la trasparenza (i robot riportano un numero identificativo o un nome, come “Frank”, che li rende riconoscibili e tracciabili); la supervisione umana (in caso di difficoltà, un operatore da remoto interviene, riducendo il rischio di decisioni interamente automatizzate non controllabili).

Si tratta di condotte che cercano di bilanciare la necessità tecnica di raccogliere dati ambientali con i diritti fondamentali alla protezione del dato personale.

Frank, pertanto, cammina in un contesto normativo che non è un semplice sfondo regolatorio, perché la trasparenza, l’anonimizzazione e la minimizzazione dei dati che lo accompagnano non rappresentano soltanto buone prassi tecnologiche, ma strumenti concreti di compliance ai diritti fondamentali della persona.

Avv. Simona Maruccio

simona@maruccio.it

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